- 1.3.10
Barriere architettoniche:
ostacoli di una città moderna. Uno sfacelo che si acuisce metro
dopo metro, strada dopo strada. Perché il problema è
diffuso in tutta la città. Scale dove dovrebbero esserci pedane.
Parcheggi per disabili ostruiti dalle macchine o troppo piccoli e
quindi inaccessibili. Marciapiedi troppo stretti oppure bloccati da
pali della luce o cartelli stradali.
Un susseguirsi di impedimenti che rendono la vita di coloro che sono costretti a muoversi sulla sedia a rotelle un vero dramma. Essere accompagnati diventa obbligatorio
se si vuole fare un giro in città oppure la seconda opzione che
si profila è quella della segregazione in casa.
L’autonomia decade ostacolo dopo ostacolo per coloro che lottano
per conquistarla.
“Dal 2002 tentiamo di modificare questa situazione - afferma
Bastiani, padre di un ragazzo tetraplegico - ma nessuno sembra
ascoltarci. Ci troviamo a dover superare ostacoli di ogni genere
nell’indifferenza delle istituzioni. Abbiamo chiesto
l’eliminazione progressiva delle barriere architettoniche ma i
lavori che sono stati fatti hanno peggiorato la situazione”.
Via Santa Maria in Gradi, via Sabotino, via Rossini sono alcuni nomi di vie in cui si possono vedere pali della luce
posizionati in mezzo alla sede del marciapiede, cassette
dell’Enel che ne restringono la percorribilità, banchine
che si interrompono senza scivoli, manto stradale impraticabile.
“Io dico sempre che il disabile non è diverso - continua
Bastiani - ma l’handicap gli viene creato dalla società
stessa. Il non garantire la libera ed autonoma
percorribilità delle strade rende, di fatto, la persona disabile
un diverso quando, in realtà, con i giusti accorgimenti gli si
potrebbe garantire la massima autonomia. Il disagio è nelle
azioni di chi governa non della persona disabile”.
Stessa storia se lo sguardo si sposta tra le mura del centro storico.
Entrando da Porta Romana, la visione è quella di tutta una serie
di esercizi commerciali che sono realizzati non prendendo in
considerazione le normative in materia
di barriere architettoniche. Gradini campeggiano ovunque, non soltanto
in quei locali “vecchi” ma soprattutto in quelli di fresca
ristrutturazione.
Ciò che però fa rabbrividire è che strutture pubbliche
come il laboratorio analisi di San Faustino non sono muniti di pedane
bensì solo di gradini impraticabili per chi è costretto a
muoversi con la sedia a rotelle. Per non parlare delle farmacie al
quartiere Cappuccini in cui gli scivoli sono del tutto assenti o se
presenti hanno uno scalino e quindi diventano di fatto inagibili.
“Viterbo non è una città ospitale per i portatori
di handicap - afferma Kristiano Bonatesta, responsabile
dell’associazione Città Aperta - Per esempio a Porta
Romana non è previsto un passaggio per i disabili. O si passa
nella stessa strada percorsa dalle macchine
con il rischio di esserne falciati oppure si devono scendere una serie
di scale. Quindi l’assistenza diventa un imperativo, in quel
caso”. Perdita progressiva di autonomia ed emarginazione
obbligata sono le conseguenze per una città che appare miope
alle richieste di abbattimento delle barriere architettoniche.
“Ci sono locali commerciali
che hanno la pedana dopo le scale e quindi a quel punto non servono
più a niente, oppure locali che le hanno addirittura tolte -
incalza Bonatesta - Io dico sempre che le barriere vengono costruite
dall’uomo stesso e parlo non solo delle costruzioni ma anche di
quelle a livello sociale. Purtroppo però la colpa è anche
dei disabili stessi che alcune volte non lottano abbastanza per i loro diritti e finiscono per accettare la situazione”.
Problema ancora maggiore se si vuole modificare la propria casa per renderla a misura di disabile. “Io sono stato costretto a cambiare casa
perché i Beni Culturali non mi davano il permesso per fare
quelle modifiche che mi erano necessarie per non finire segregato in
casa - afferma Alessandro Pepponi - Per fortuna ho avuto la
possibilità di cambiare casa ed adattarla alle mie esigenze ma
penso a quanti non sono nella mia condizione e sono costretti a stare
in casa perché impossibilitati a muoversi. Alcune volte le norme
creano più problemi che altro per chi, disabile, cerca solo di
ottenere quei diritti che gli spettano”.
Fonte: Press-In - Corriere di Viterbo, 1-2-10