- 7.7.08
Un servizio che combina due concetti all'apparenza inconciliabili: l'idea
moderna e professionale di rianimazione a domicilio e la tradizionale
immagine del medico condotto che passa per vedere come sta il paziente.
Si chiama ADIAI, acronimo che sta per Assistenza Domiciliare Integrata
ad Alta Intensità, ed è un progetto interamente organizzato e finanziato
dalla Ausl di Viterbo.
Il servizio è rivolto ai pazienti con patologie evolutive irreversibili
ed esiti di gravi lesioni del sistema nervoso centrale e periferico.
Soggetti, inoltre, che si trovano in fase avanzata di malattie neuromuscolari
e respiratorie. In altre parole, le persone affette da Sla (sclerosi laterale
amiotrofica), in coma vegetativo, con lesioni del midollo spinale, che
hanno degli esiti di traumi cranici, tracheostomizzati, connesse o meno
a un respiratore o che sono nutrite attraverso una via artificiale.
A questi utenti la Ausl di Viterbo ha offerto una prospettiva diversa
dal soggiorno a tempo indeterminato in ospedale o nelle case di cura private
o convenzionate. Per loro c'è la possibilità di tornare a casa,
di circondarsi dell'affetto dei familiari, di riappropriarsi dei loro
oggetti, degli spazi abituali e dei ritmi quotidiani.
Esperienze analoghe sono rarissime in tutta Italia. Di solito le aziende
sanitarie si rivolgono a ditte esterne. Alla Ausl di Viterbo, invece,
il servizio è stato affidato al direttore dell'Unità di Rianimazione
dell'ospedale di Belcolle, Pietro Vecchiarelli, e al suo personale
infermieristico coordinato dalla signora Algerina Monachini.
"Noi seguiamo questi pazienti - spiega Vecchierelli - attraverso un'assistenza
infermieristica specialistica quotidiana, su tutto il territorio provinciale,
con la presenza di un fisioterapista e di un Ota (Operatore tecnico
di assistenza)". La Ausl fornisce a queste persone tutto il materiale
di cui hanno bisogno: i ventilatori, il materasso antidecubito, la carrozzina,
il sollevatore, il letto elettrico. Nel caso in cui subentri la necessità
di un consulto specialistico, vengono visitati dai medici ospedalieri,
sempre direttamente a casa.
"Li facciamo muovere - prosegue il dottor Vecchiarelli - solo se c'è bisogno.
Per la nostra azienda lo sforzo organizzativo ed economico non è indifferente,
ma il valore umano e sociale di questa operazione è enorme. Una volta
ritornato a casa, infatti, il malato è al centro dell'attenzione dei suoi
cari, la sua qualità della vita migliora in maniera sensibile.
Dal punto di vista sanitario si riducono quasi del tutto i rischi di infezioni
e di piaghe da decubito. Nel medio periodo, poi, anche l'azienda beneficerà
di una importante riduzione dei costi derivante da un mancato ricovero
improprio in un reparto di rianimazione o in un istituto di lunga
degenza".
Anche per le famiglie dei pazienti il supporto degli operatori della
Ausl si traduce in una presenza rassicurante e determinante per superare
quelli che possono essere dei comprensibili momenti di difficoltà.
"Visito questi nuclei domestici - conclude Pietro Vecchiarelli - normalmente
una volta al mese, a meno che non ci sia una emergenza da fronteggiare.
In questi incontri ho potuto notare come tra gli operatori sanitari e
i familiari dei pazienti si sia stabilito un rapporto umano molto bello,
difficile da instaurare in ospedale quando i malati da assistere sono
molti e tutti necessitanti di cure. È anche da queste esperienze che riscopriamo
l'incomparabile valore sociale del nostro lavoro".
Fonte: Regione Lazio 1-7-08