- 1.8.11
Era stato presentato durante l'importante Conferenza Internazionale di Roma sulla Vita Indipendente a maggio: la prima edizione del Premio per la Drammaturgia ‘Teatro e Disabilità’, a cura di Vittorio Pavoncello.
Si tratta di un'iniziativa lanciata dall'AVI di Roma (Agenzia per la Vita indipendente) - una delle organizzazioni promotrici della Conferenza di Roma - insieme all'ECAD (Ebraismo Cultura Arte Drammaturgia),
in accordo con l'articolo 30 della Convenzione Onu sui Diritti delle
Persone con Disabilità (Partecipazione alla vita culturale e
ricreativa, agli svaghi ed allo sport), con l'obiettivo di dare una
voce all'anima delle molteplici disabilità, attraverso la
scrittura di testi teatrali.
In realtà, ciascuna nel proprio settore, l'Avi e l'Ecad
operano da anni all'insegna dell'originalità delle proposte,
dell'innovazione e della modalità di intervento. L'Avi lo fa
tramite una delle forme certamente più all'avanguardia dell'assistenza per la persona con disabilità,
attraverso cioè la figura dell’assistente personale per
realizzare i principi della Vita Indipendente; l'Ecad, invece, lo fa
soprattutto attraverso l'iniziativa ‘La memoria degli
altri’, creando una serie di originali modalità culturali
per celebrare il Giorno della Memoria del 27 gennaio.
Proprio in quest'ultima occasione, tra l'altro, le due organizzazioni ebbero modo di lavorare insieme, per ricordare lo sterminio delle persone con disabilità progettato dal regime nazista, con un evento multispettacolare, intitolato Pulling down, andato in scena nel 2008 nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica di Roma.
“Il teatro - spiegano i promotori del Premio Teatro e
Disabilità - è stato scelto tra le varie arti
poiché più di altre comunica direttamente attraverso la
fisicità e la corporeità emozioni e concetti vissuti
anche dalle persone con disabilità. Esso, infatti - sebbene sia
arte della finzione - non nasconde sulla scena né la mente
né il corpo e la sua storia ha tanti personaggi
caratterizzati da condizioni di disabilità, che hanno avuto
successo verso il pubblico: dalla cecità di Edipo, alla
deformazione di Riccardo III, sino alla follia di Enrico IV.
"Il teatro, insomma, utilizzando un linguaggio capace di trasformare il
disagio in esperienza scenica e visionaria, sollecita in autori e
spettatori modalità comunicative in grado di superare barriere
pregiudiziali che da sempre condizionano l'approccio nei confronti
della disabilità, considerata esclusivamente come
‘problema’ piuttosto che come condizione relativa
agli esseri viventi, feconda di stimoli e potenzialità. Il modo
in cui è percepita la disabilità è strettamente
correlato a come essa è rappresentata dai mezzi di
comunicazione, valutata come fenomeno marginale e argomento da relegare
all'interno di spazi specialistici. Dare voce alle persone che hanno
una storia di disabilità da raccontare può essere
un'occasione per conoscerne il percorso umano e artistico e riflettere
in modo diretto sulle tematiche culturali legate alla disabilità
stessa”.
Questo Premio di Drammaturgia, quindi, può realmente
rivelarsi come una bella opportunità, per chi scrive, per chi fa
teatro e per chi ne fruisce. Chi opera in quel mondo, infatti,
potrà avere a disposizione nel tempo un archivio di testi dove il mondo della disabilità e la persona con disabilità saranno presentati in accordo con la Convenzione Onu
sui Diritti delle Persone con Disabilità, favorendone il ritorno
nella società reale e avendo a disposizione un panorama cospicuo
di personaggi umani da cui attingere e da poter interpretare, secondo i
nuovi modelli di vivere e intendere la disabilità.
Il pubblico, poi, avrà un maggior numero di spettacoli sulla disabilità ai quali assistere e sui quali riflettere e operare.
Per ulteriori informazioni: AVI di Roma, via degli Anemoni 19, tel. 06 98184861, fax 06 88544572, www.vitaindipendente.net, agvitaindipendente@libero.it; ECAD, www.ecad.name, ecad@live.it.
È disponibile la brochure del Premio.
Fonte: Superando, 29-4-11
