- 21.6.11
La Fish (Federazione
Italiana per il Superamento
dell'Handicap) parteciperà attivamente - giovedì 23 giugno a
Roma (piazza Montecitorio, ore 11) - alla grande manifestazione
nazionale di protesta contro i tagli in ambito di
politiche sociali, indetta dal Forum del Terzo
Settore e dalle varie organizzazioni aderenti alla
Campagna "I
diritti alzano la voce".
Vediamone le ragioni, in questo documento diffuso congiuntamente con la
Fand
(Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con
Disabilità) - che a sua volta aderirà alla
manifestazione
- sottoscritto dai rispettivi presidenti nazionali Pietro Barbieri e
Giovanni Pagano.
Risorse e politiche per i
diritti delle persone disabili:
è questa la netta e forte istanza che proviene, in modo
compatto, dalle organizzazioni delle persone con disabilità.
L'Italia spendeva già poco per il sociale: in rapporto al
Pil
(Prodotto Interno Lordo) stanziava meno della Polonia; era al passo con
la Bulgaria. Ora spende ancora di meno: smantellando un sistema
pur minimo di protezione, gli effetti si sentiranno inclementi
sull'emarginazione, sull'impoverimento, sul rischio di
istituzionalizzazione.
Da due anni, infatti, radicali e indiscriminati tagli alle politiche sociali hanno
spinto verso un'ulteriore emarginazione un numero sempre maggiore di
persone anziane o con disabilità. La cancellazione
progressiva
del Fondo per le Politiche Sociali e di quello per la Non
Autosufficienza priverà
di ogni assistenza - dal 2012 - il 20% delle persone
disabili al Nord, il 30% al Centro e il 50% al Sud.
Uno scenario drammatico che penalizza le famiglie, sovraccaricandole e
impoverendole ulteriormente.
I dati statistici pubblicati dall'Istat, secondo i quali il
25% della popolazione, in Italia, vive un'esperienza quotidiana di emarginazione,
tenderanno, inevitabilmente, a modificarsi in peggio. Una prospettiva,
questa, resa ancor più cupa, visti anche i tagli alle
politiche
per il lavoro dei disabili e le sempre più risicate risorse
per
la scuola che stanno generando, di fatto, il ritorno alle "classi
speciali".
Dal prossimo anno, infatti:
- il Fondo per le
Politiche Sociali sarà cancellato; nulla
arriverà alle Regioni;
- il Fondo per la Non
Autosufficienza (già abrogato dal 2011) non
verrà ripristinato;
- il Fondo per il
Diritto al Lavoro delle persone disabili (Legge 68/99)
sarà tagliato del 75%.
- la riduzione delle risorse
sulla scuola sarà causa di rinnovati gravi
disagi per gli studenti con disabilità.
A questo si aggiunga un'implacabile - quanto inefficace,
costosa e infarcita di toni stigmatizzanti - crociata contro le presunte
"false invalidità",
che maschera, in modo malcelato, la volontà di tagliare le
pensioni ai veri invalidi, a chi davvero ha vitale necessità
di
quei 250 euro mensili.
Quotidianamente, infatti, si assiste a revoche indiscriminate
di pensioni e indennità a persone gravemente disabili e
oltre al
danno si ingenera e rafforza un contenzioso giudiziario che ha
raggiunto livelli endemici: quasi 400.000 cause giacenti.
A carico dello Stato, intanto, dal 2009 al 2012 vengono effettuate
800.000 verifiche e nelle more di questa "biblica" campagna di
controllo, l'Inps non
riesce a
gestire adeguatamente l'ordinaria amministrazione, con i tempi di
attesa del riconoscimento dell'handicap e dell'invalidità
notevolmente allungatisi, nonostante gli interventi normativi e
l'informatizzazione del sistema.
Contro la compressione dei diritti civili e umani delle
persone anziane e con disabilità, chiediamo:
- il ripristino e
l'adeguato finanziamento del Fondo per le Politiche
Sociali;
- il ripristino e
l’adeguato finanziamento
del Fondo per la Non Autosufficienza o, in alternativa, l'introduzione
normativa di una quota di riserva sul prelievo fiscale di Regioni e
Comuni e sul cosiddetto Fondo Perequativo del federalismo fiscale;
- l'emanazione tempestiva dei Livelli
Essenziali di Assistenza Sociale [Liveas, N.d.R.],
come da dettato costituzionale, per garantire il diritto di
cittadinanza in tutto il Paese;
- il ripristino integrale
del Fondo per garantire percorsi di inserimento mirato al lavoro delle
persone con disabilità;
- l'eliminazione di qualsivoglia disposizione di legge finalizzata alla
reintroduzione delle classi
speciali;
- la revisione della
normativa
relativa al riconoscimento e alla verifica delle minorazioni civili e
alla concessione delle provvidenze economiche, a maggiore tutela e
garanzia dei diritti delle persone con disabilità, la cui
esigibilità è notevolmente peggiorata negli
ultimi due
anni.
La forma più subdola di discriminazione
è quella
omissiva. Consiste nel "dimenticarsi" delle risorse e delle soluzioni
che possono consentire alle persone di vivere dignitosamente, con pari
opportunità, nella collettività di cui sono
parte.
Contrastiamo anche questa inaccettabile declinazione dei comportamenti
discriminatori!
Fonte: Superando, 7-6-11
