- 12.6.09
Il mare con la sua forza e con i suoi abissi nascosti affascina e
spaventa. In tanti hanno cercato di scoprirlo, di squarciare le sue
profondità. Tra questi vi sono i sub
che sfidano la paura di ciò che non “si vede” per
sentirsi parte di quel silenzio. Immersi nell’acqua tutti siamo
uguali e la sensazione di sospensione
è simile all’ebbrezza del volo. Per questo alcuni
istruttori sub hanno deciso che questo viaggio non poteva, e
soprattutto non doveva, restare un privilegio esclusivo dei cosiddetti
normodotati.
Così un istruttore Ara viterbese della Fipsas, per l’esattezza il presidente della Prosub Giuseppe Cocucci,
ha deciso di prendere un brevetto che gli consentisse di far provare il
brivido dell’immersione anche ai ragazzi con disabilità.
“Ho saputo - spiega - che ad Asti venivano organizzati dei corsi
per abilitare gli istruttori a far scendere con le bombole, persone non vedenti, paraplegiche e tetraplegiche. Così ho deciso di partecipare e ho scoperto che non siamo tanti in Italia e a Viterbo sono momentaneamente l’unico. Per questo il mio desiderio è che se ci sono delle persone ipodotate (sic)
che vogliono provare l’attività subacquea, si facciano
avanti, perché io ho gli strumenti per permetterglielo”.
La difficoltà maggiore è quella di far scendere sott’acqua in profondità le persone colpite da tetraplegia,
perché non hanno la possibilità di muovere gli arti. Ma
Giuseppe Cocucci rassicura. “Naturalmente - continua - nei casi
più delicati gli istruttori che scendono con l’allievo
sono più di uno. Ed è sottinteso che prima del battesimo
del mare, viene fatto un corso in piscina
dove viene simulato il tutto. È molto impegnativo. Ad Asti per
farci ‘immergere’ nei panni del ragazzo, durante la
formazione, ci hanno legato gambe e braccia”.
“Nel caso di un ragazzo tetraplegico gli istruttori che prendono parte all’immersione sono tre.
Uno si pone davanti al provetto sub, tiene costantemente il contatto
visivo e svolge per lui alcuni esercizi standard come svuotare la
maschera sott’acqua. Un altro funge da “timone” e
regge la bombola da dietro e infine un terzo dà assistenza
all’intero team.
“Certo non è un gioco da ragazzi - puntualizza
l’istruttore - ma si regalano delle emozioni indimenticabili.
Insomma la fatica è completamente ripagata. È difficile
descrivere quello che si prova sott’acqua, un senso di libertà e leggerezza,
i problemi spariscono e la paura iniziale si dissolve. Scoprire il
mondo sottomarino è come una ‘droga’,
un’esperienza che chi fa una volta vuole ripetere. E quindi credo
sia giusto estendere questa opportunità a tutti. Dentro
l’acqua la percezione del nostro corpo è diversa.
Più ‘naturale’. Qualunque tipo di barriera terrestre viene annullata”.
Meno difficile è l’immersione per le persone paraplegiche perché l’uso delle gambe è relativo, infatti grazie al gav
(un giubottino che viene normalmente usato per le immersioni che si
gonfia e si sgonfia per trovare l’assetto) e a un piccolo
accorgimento ovvero dei guanti palmati che aumentano l’attrito (e
di conseguenza la spinta) gli ostacoli si superano con
facilità”.
Tra i non vedenti
c’è poi chi ha preso talmente gusto all’immersione
da decidere di diventare istruttore. “La Fipsas - aggiunge
Giuseppe Cocucci - non si limita solo a formare gli istruttori
normodotati ma anche non vedenti che possono trasmettere meglio le
sensazioni dando più forza agli insegnamenti. Inoltre hanno una
sensibilità diversa, molti percepiscono con precisione la
profondità in base esclusivamente alla pressione che sentono
alle orecchie. Mi è capitato di fare un’immersione con un istruttore non vedente
e mi sono reso conto come attraverso il tocco è riuscito a
trasformare ciò che io vedevo in una sensazione tattile”.
Così come per tutti i subacquei anche quelli con disabilità accedono a dei brevetti, anche se i percorsi per raggiungerli e le profondità non sono le stesse.
Questo progetto nato ad Asti è stato realizzato dopo che un
subacqueo dell’associazione “Astisub” a causa di un
incidente con la moto aveva perso l’uso delle gambe. Ma non si
è arreso e ha voluto continuare a fare immersioni. “In
acqua - precisa Giuseppe Cocucci - Andrea continua a sentirsi al cento
per cento quello di prima e ha voluto estendere questa sensazione anche
ad altre persone che si trovano in una analoga situazione. Inoltre una
nota marca di attrezzature subacquee realizza delle mute su
misura”.
Ogni singolo aspirante sub viene valutato e in base alle
capacità, gli istruttori decidono fin dove può spingersi.
Naturalmente la sicurezza della persona
è più che garantita. “Per cercare - puntualizza
l’istruttore - di rassicurare gli aspiranti sub un po’
più insicuri, l’ideale è che durante i corsi siano
presenti i genitori o comunque un familiare”.
Chi è pratico di immersioni sa bene che per scendere
sott’acqua è necessario essere sempre in coppia e mai da
soli, per questo esiste un vero e proprio linguaggio dei segni
di facile comprensione. Quando poi si arriva ad avere dimestichezza
c’è chi arriva anche a chiacchierare con il proprio
partner. Anche gli ipovedenti o non vedenti hanno un linguaggio simile
in immersione. L’unica differenza è il contatto fisico.
“Vorrei sottolineare - conclude Giuseppe Cocucci - che
comunque l’attività subacquea non è una palestra
riabilitativa ma un’attività sportiva”.
Ma c’è di più: “Quando fai parte di un gruppo
sub ciò che migliora è anche il tuo rapporto con gli
altri, la tua vita sociale. Sott’acqua devi avere sempre fiducia nel tuo compagno
perché anche se si scende in gruppo è il partner che deve
stare attento a non perderti mai di vista. Questo porta il team a
creare un particolare tipo di feeling. Ci sentiamo uniti. Perché
anche se non ci sono pericoli durante l’immersione senti che ti
affidi ad un’altra persona e che nel contempo devi avere cura di
lei. Ecco perché il rapporto tra i miei allievi non si esaurisce
in piscina o al mare ma continua con cene e viaggi insieme”.
Per informazioni su tutti i corsi: 333 3885535.
Fonte: Corriere di Viterbo (Alessia Orlando), 27-2-09
