- 26.10.09
di Simonetta Tortora
L'associazione Viva la Vita denuncia in un comunicato stampa lo stato
di drammatico abbandono e incuria in cui versa una donna affetta da
sclerosi laterale amiotrofica (SLA) a Ostia (Roma).
“Viviamo
in una casa popolare di neanche 50 metri quadri - racconta la figlia
Alessandra - in cinque con mia madre immobile in un letto con la sua
bombola di ossigeno vicina al gas della cucina. Abbiamo richiesto un
nuovo alloggio e un aiuto dai servizi sociali e la risposta
è stata di attendere qualche anno!”.
La signora Maria Di Marcantonio, sessantenne, è affetta da
sla, la grave patologia neurodegenrativa che costringe tutto il corpo a
una progressiva e inesorabile immobilità, lasciando la mente
perfettamente lucida. A meno di un anno dalla diagnosi, la signora
è già immobile nel suo letto con l'ossigeno e
nutrita per via artificiale.
Vive in una casa popolare con la figlia
Alessandra, il genero e due nipoti minorenni. La casa è
talmente piccola che il letto in cui vive è in cucina -
l'ambiente più grande - con la bombola di ossigeno vicina ai
fornelli del gas.
Non ha la carrozzina elettrica perché
inutile, non riuscirebbe comunque a passare nelle altre stanze e il
bagno per lei è totalmente inaccessibile.
Riesce ancora a
parlare, ma il suo eloquio è divenuto incomprensibile e
quando anche la parola l'abbandonerà del tutto, la sua mente
sarà totalmente prigioniera in un corpo immobile.
“Sono ai limiti delle forze - è l'accorato appello
della figlia Alessandra - e prossima al crollo psicofisico. Se non
cambierà nulla non so cosa accadrà... oltre alla
fisioterapia e a un accesso al giorno di pochi minuti di un'infermiera
non abbiamo nulla. Io oramai sono bloccata in casa ad assistere mia
madre, non posso allontanarmi neanche un minuto e le notti sono
pressoché in bianco. Viviamo con lo stipendio di mio marito
che non ci consente, assolutamente, di permetterci una badante. Una
mano me la danno i miei figli, ma sono minorenni e non posso far pesare
su di loro un'assistenza così gravosa.
“L'anno scorso - continua Alessandra - ho richiesto un nuovo
alloggio popolare più grande, almeno adeguato alla
condizione di mia madre, ma non ho ancora ricevuto risposte. La buona
notizia è che a gennaio del 2009 i Servizi Sociali del
Comune hanno accettato la domanda per l'assistenza, ma mi hanno
prospettato attese che possono arrivare fino a tre anni...”.
“È gravissimo - dichiara il presidente di Viva la
Vita Mauro Pichezzi - che un caso di sla in fase avanzata non sia
seguito da nessun centro ospedaliero qualificato, ma è ancor
più drammatico che la signora sia letteralmente abbandonata
a se stessa. Il già esiguo Fondo Nazionale per le Politiche
Sociali si dimezzerà nel 2011, il Fondo per le Non
Autosufficienze nel 2010 non esisterà più: questa
è la risposta del Governo ad un'urgenza che è
divenuta una vera e propria emergenza sociale. Se in un contesto come
quello italiano - in cui la popolazione invecchia e i malati
cronico-critici come quelli di sla vivono più a lungo - non
si investe seriamente in politiche socio-assistenziali, lo Stato
è reo di abbandono e di morti annunciate”.
“Ci sono tutti gli estremi per configurare un reato di
omissione d'atti d'ufficio nei confronti di chi sarebbe tenuto alla
presa in carico della signora - aggiunge Chiara Madia, avvocato
penalista di Viva la Vita - e siamo pronti a procedere per le vie
legali”.
Ufficio Stampa associazione Viva la Vita Onlus, tel. 338 9506833,
ufficiostampa@wlavita.org.
Fonte: Superando.it, 20-10-09
