- 9.7.09
“Basta chiamarci ‘categorie
protette’, con 254 euro al mese di pensione! Basta lasciarci
morire lentamente nella solitudine! Chiedo un impegno scritto dal mondo
della politica, altrimenti la mia protesta continuerà!”.
È dal 25 maggio che Alessandra Incoronato - presidente di
un'associazione di Santa Marinella in provincia di Roma, persona con
grave disabilità - conduce uno sciopero della fame, che ha
già avuto serie ripercussioni sulla sua salute. Anche in questo
caso, come in quello di Lorenzo Milano Superando auspica che si possa
giungere in tempi rapidi a una risoluzione che porti a interrompere
un'azione così estrema.
Intervista ad Alessandra Incoronato, di Giuliano Giovinazzo
La redazione di Superando ha seguito con estrema attenzione, durante
le scorse settimane, la protesta condotta da Lorenzo Milano, persona
con disabilità che stava manifestando ormai da due mesi davanti
alla Camera dei Deputati per l’innalzamento delle pensioni di
invalidità, conducendo uno sciopero dei medicinali
particolarmente rischioso alla luce delle sue patologie. Il 26 giugno
scorso, dunque, quando anche Superando aveva ribadito l'urgenza di
un'azione che potesse mettere fine a questa iniziativa, Lorenzo Milano
- a seguito della rassicurazione riguardo a un rinnovato interesse da
parte del Parlamento ad esaminare in tempi rapidi una proposta di legge
in grado di rispondere alle istanze che avevano generato la sua
protesta - ha scelto di interrompere lo sciopero.
Proprio al termine di questa vicenda Superando è venuto
però a conoscenza della protesta e dello sciopero della fame
indetto dal 25 maggio da Alessandra Incoronato, presidente
dell’associazione Diritto alla Vita Onlus, persona con
disabilità che rivendica pure l'assoluta inadeguatezza delle
attuali pensioni di invalidità. Superando ha ascoltato le
ragioni che l'hanno spinta a questo sciopero e riportiamo il colloquio
avuto con lei, con l’auspicio che anche in questo caso si possa
giungere in tempi rapidi quanto più possibile a una risoluzione
che porti a interrompere questa azione così estrema.
Alessandra Incoronato, cosa l'ha
portata a intraprendere questo sciopero della fame che già sta
avendo delle ripercussioni molto serie sul suo stato di salute?
Diciamo che tutto comincia dieci anni fa, quando ho iniziato a lottare
anche attraverso forme di sciopero della fame per il riconoscimento
dell’assistenza personale per le persone con disabilità e
per il diritto a una vita dignitosa. Quale presidente
dell’associazione Diritto alla Vita, ho incontrato in quegli anni
moltissime persone con disabilità del territorio di Santa
Marinella, assistendo a cose difficili da immaginare e soprattutto da
dimenticare. Persone abbandonate completamente a se stesse, molte delle
quali sono purtroppo morte a causa delle complicazioni dovute a questa
condizione desolante.
Il 25 maggio era insieme a Lorenzo
Milano per manifestare davanti al palazzo della Camera dei Deputati e
proprio da quel giorno ha smesso di alimentarsi, è corretto?
Il 25 maggio - dopo un lungo lavoro di preparazione attraverso il quale
ho cercato di mettere in allerta sulle mie intenzioni le associazioni
delle persone con disabilità - ho cominciato effettivamente lo
sciopero della fame. Purtroppo dopo tre giorni ho corso seriamente il
rischio di andare in coma ipoglicemico e ho dovuto ricominciare a
mangiare qualcosa. Un omogeneizzato e due succhi di frutta. Questa mia
attuale dieta ha poi causato un blocco intestinale che, di conseguenza,
ha fatto sì che non potessi definitivamente riprendere a
manifestare in Piazza Montecitorio. Ma non ho voluto comunque
arrendermi.
Quindi ha continuato da casa a condurre questa forma di protesta.
Sì, anche perché d’altra parte avevo la
necessità anche dal punto di vista economico di tornare a
lavorare. Questa battaglia non è però personale, ma
rispecchia tutto quello che ho visto in questi dieci anni. Fino ad ora
le lotte condotte, su un territorio relativamente piccolo, sono
riuscita a portarle a termine spesso con un esito positivo, speriamo
possa accadere così anche questa volta.
Il motivo principale che l'ha
spinta a questa protesta è quindi questa discriminazione diffusa
che ha potuto testimoniare, ma soprattutto la necessità di
innalzamento delle pensioni di invalidità, condizione che
potrebbe alleviare situazioni di estremo disagio.
Il motivo principale sta proprio nella rabbia e nell’ingiustizia
che provo riguardo a queste pensioni ridicole. Ci chiamano "categorie
protette", ma con 254 euro al mese - soprattutto le persone più
sole - come si fa a sopravvivere? Tra l’altro, nel mio specifico
caso - ma credo che accada per molte altre patologie - i medicinali non
vengono passati tutti come mutuabili, o neanche ad esempio i cerotti
antidecubito, incidendo ulteriormente sul reddito di un nucleo
familiare. Il mio obiettivo comunque è l’innalzamento
delle pensioni, ma anche l’obbligo da parte dei Comuni a
riconoscere servizi di assistenza alle persone con disabilità.
Posso chiederle a cosa è dovuta la sua disabilità?
Io ho un'amiotrofia spinale di tipo 2, patologia molto simile alla distrofia muscolare.
Questo ci preoccupa ulteriormente. Cosa potrebbe portarla a interrompere lo sciopero?
Solamente il cambiamento di questa situazione. Mio marito è
disperato e mi dice di non andare oltre, anche perché ritiene
che il fatto di non poter essere più a protestare davanti a
Montecitorio potrebbe diminuire l’impatto della mia iniziativa.
Per me è la stessa cosa. Continuo a scrivere, a dare
visibilità a questa protesta attraverso canali quali Youtube e
Facebook. Ho persino presentato un esposto alla Procura della
Repubblica di Roma e di Civitavecchia, nel quale denuncio il Governo
per omissione di soccorso e omicidio colposo per ciò che
potrebbe succedere a me o a tutte le persone con disabilità che
letteralmente muoiono di fame.
Denuncia quindi nel complesso
questa condanna all’impoverimento delle famiglie che hanno al
loro interno una persona con disabilità.
Assolutamente sì. Moltissime persone con disabilità non
possono permettersi una vita autonoma. Io sono fortunata, ho mio
marito, due assistenti, e per questo ho già fatto scioperi della
fame per me e per gli altri. Non riesco però a capire
perché nessun parlamentare, dopo che la nostra protesta è
anche andata in onda in un servizio del Tg5, si sia fatto avanti.
Anche dall’associazionismo non ho avuto le risposte che mi
aspettavo. Chi mi sta aiutando è Luca Faccio, persona con
disabilità che anche attraverso il suo blog si sta dando da fare
per supportarmi. Anche lui mi dice di sospendere, ma sinceramente non
credo che lo farò.
Rimane stupita, quindi, di una sorta di silenzio generale, dei politici, ma anche dell'associazionismo?
Questa è una cosa triste per me. Molti all’interno delle
associazioni sostengono che quello che stiamo facendo è un
po’ un'utopia, ma io non la vedo così. I soldi ci sono,
anche a costo di andare a ridurre i benefici di cui godono i nostri
stessi politici. Si deve fare qualcosa.
Ho parlato con Lorenzo Milano al
termine del suo sciopero. Mi ha riferito di un colloquio avuto con un
rappresentante delle Istituzioni, che di fatto gli ha assicurato una
stretta da parte del Parlamento per discutere una proposta di legge che
porterebbe alla modifica dell’ammonto delle attuali pensioni.
Qualora questo impegno divenisse ufficiale la cosa potrebbe indurla a
smettere?
Io vorrei parlarci con un politico. Vorrei spiegargli qual è la
nostra situazione. Vorrei solamente essere ricevuta, perché non
sono un cane. Eravamo lì fuori il 25 maggio, avrebbero potuto
farmi entrare. Avrei voluto con tutto il cuore continuare ad essere
lì giorno e notte.
L'appello quindi che possiamo
lanciare è che qualcuno delle Istituzioni si metta in contatto
con lei, attraverso l'indirizzo di posta elettronica
alessandraincoronatoinrame@yahoo.it.
Spero tanto che quello che hanno detto a Lorenzo Milano possa essere
vero, ma mi sembra un po’ un contentino. A me devono dare una
conferma. Un impegno scritto in cui dicono che le cose cambieranno,
perché secondo me, ribadisco, assistiamo a dei continui omicidi
che commette il Governo, e continue sofferenze aggiunte a una
situazione che già spesso è di sofferenza; è
veramente una cosa ingiusta; io sinora ho sperato di poter cambiare le
cose, ma a parte le promesse elettorali non succede mai nulla.
Ripeto, la cosa più vergognosa è che ci chiamano
"categorie protette". L’unica cosa che fanno per noi è
prenderci in giro. Mi sembra di essere tornati nel Medio Evo, prima ci
bruciavano, e ora invece ci fanno morire lentamente. Per questo ho
accumulato molta rabbia, sentimento che non fa parte di me e che non
vorrei mai mi appartenesse.
Anche l'invito della Redazione
di Suprando - anche alla luce della serietà della sua patologia
- non può che essere una raccomandazione a porre attenzione a
quanto questa iniziativa possa mettere a rischio la sua condizione di
salute.
Mio marito mi dice: "Sei pazza, mi vuoi lasciare solo", ma gli rispondo
che invece morirei proprio se non facessi questa cosa, perché ho
visto troppa gente soffrire, o gente che vorrebbe farsi una vita da
sola e invece non può, costretta a vivere con la mamma e il
papà; e quando non ci sono più mamma o papà li
rinchiudono nei manicomi, che chiamano adesso istituti. Io ho vissuto
una vita "normale", e mi ritengo fortunata nonostante la mia malattia,
ma non riesco a continuare la mia esistenza pensando che le Istituzioni
continuino a commettere - come ho denunciato - questi omicidi.
Fonte: Superando.it, 7-7-09