- 24.5.11
Conti fatti e anche recapitati direttamente a chi dovrà decidere la sopravvivenza delle 54 case famiglia della Capitale: infatti, l'associazione Casa al Plurale - che riunisce a Roma le strutture dove vivono circa quattrocento persone con disabilità - ha consegnato in Campidoglio, a tutti i consiglieri comunali, una piccola ma densa guida che racchiude i vari costi
- dal vitto alle ore di presenza degli operatori, passando per la
bolletta della luce, la benzina del pulmino e l'affitto e il condominio
dell'abitazione - di una casa famiglia, in vista della prossima
approvazione del Bilancio Comunale.
E i conti non tornano: lo studio, infatti, nel quale si calcola quanto
costa al giorno, pro capite, la vita in casa famiglia per sei persone
con media o alta disabilità, mette in evidenza il fatto che le rette, erogate dal Comune per gli ospiti delle case famiglia, sono meno della metà di quello che servirebbe.
Il problema non è nuovo: già l’anno scorso Casa al Plurale aveva lanciato un grido d’allarme alla Giunta comunale, come aveva documentato il nostro sito (1-2).
“Abbiamo realizzato questo documento - afferma Luigi Vittorio
Berliri, presidente di Casa al Plurale - al fine di offrire uno
strumento completo, preciso, esaustivo, che chi ha il potere di
decidere quanto e come stanziare potrà utilizzare”.
Nel 1995, quando nacquero le prime case famiglia di Roma, le rette
giornaliere pro-capite furono stabilite in 160.000 lire (corrispondenti
oggi più o meno a 83 euro) e in 210.000 lire per i più
gravi (corrispondenti a circa 108 euro). Dopo ben sedici anni, esse
risultano rispettivamente di 97,41 e di 127,87 euro, con un aumento,
quindi, appena del 17% circa. Pertanto si può dire che l'avvento
dell’euro per le case famiglia di Roma si sia tradotto solo nel
collettivo raddoppio delle spese!
Le rette stesse, poi, sono ferme al mese di marzo del 2007, quando vi
fu l'ultimo modestissimo aumento di circa 2 euro e mezzo, disattendendo
così anche la Delibera Comunale 137/01, nella quale veniva
previsto l'adeguamento delle rette all'indice Istat. Né si
è minimamente tenuto conto degli aumenti contrattuali per i
dipendenti delle cooperative sociali (si ricorda che il costo del
lavoro per gli operatori è stabilito dal Ministero del Lavoro e
delle Politiche Sociali).
Per le cinquantaquattro case famiglia esistenti, il Comune di Roma
spende circa 13 milioni di euro all'anno: ne servirebbero il doppio e
questo è facilmente riscontrabile nello studio sui costi
effettivi di tali strutture che Casa al Plurale, come detto, sta
sottoponendo all'attenzione dei singoli consiglieri.
“Siamo consapevoli - dichiara Berliri - che non è
possibile pervenire a un adeguamento immediato delle attuali rette,
secondo quanto emerge dai nostri approfondimenti, e abbiamo senz'altro
apprezzato che nello scorso mese di dicembre, la Giunta abbia
riconosciuto agli enti gestori circa un milione di euro. E tuttavia
occorre tener presente che tale cifra ha rappresentato solo un po' di
ossigeno”.
Nella convinzione, quindi, che la sopravvivenza delle case famiglia
romane debba essere inserita tra le priorità inderogabili che la
città è chiamata ad affrontare, l'appello di Casa al
Plurale, in vista dell'approvazione del Bilancio Previsionale, è
che ci sia una forte e condivisa volontà politica, capace di
fare stanziare più risorse per questo specifico comparto - che
avrebbe bisogno di un finanziamento aggiuntivo annuo di almeno 3
milioni di euro - in modo che nell'arco di tre o quattro anni si riesca
a colmare l'attuale gap.
Per avere il documento
integrale prodotto dall'associazione Casa al Plurale di Roma e per
ulteriori informazioni: tel. 06 37351082, info@casaalplurale.org.
Fonte: Superando (Carmela Cioffi), 20-5-11