- 25.6.10
Moltissime case famiglia per
persone con disabilità, minori e altre persone in
difficoltà presenti sul territorio del comune di Roma rischiano
di chiudere: serve al più presto un adeguamento dei fondi
disponibili.
A sottolineare le difficoltà che vivono queste strutture sono Casa al plurale, Roma città reciproca e Unione delle comunità di tipo familiare,
tre realtà che rappresentano circa un centinaio di mondi
associativi che da anni si occupano del disagio nella capitale. Le tre
realtà in conferenza stampa denunciano “l’assoluta inadeguatezza
dei fondi regionali e comunali e la mancanza di programmazione
pluriennale per l’assistenza di disabili, minori e altre persone
in difficoltà”.
Al Comune – sottolinea il presidente di una di queste realtà, Casa al plurale - “basterebbe destinare 5 milioni di euro
l’anno, cioè meno del 2% di quanto investito nella
‘nuvola di Fuksas’, il nuovo centro congressi attualmente
in costruzione, costata al Campidoglio 270 milioni, per salvare i
più deboli”.
“I tagli alla riabilitazione voluti dalla Regione Lazio,
l’inadeguatezza delle rette che vengono date alle associazioni
per l’assistenza ai disabili nelle case famiglia e il mancato adeguamento dei finanziamenti comunali
agli aumenti contrattuali e Istat finiranno per portare alla chiusura
di molte strutture, lasciando per strada persone con problemi molto
gravi”, dicono le tre realtà. E così, a Roma, oltre
300 persone con disabilità
ospiti delle case famiglia e più di 500 tra bambini, adolescenti
e persone disagiate o in difficoltà socio-economica rischiano di
perdere la loro assistenza”.
Le associazioni si soffermano sulla assoluta necessità di adeguare le rette che
vengono elargite alle associazioni per l’assistenza alle persone
con disabilità nelle case famiglia: allo stato attuale, la quota
che viene versata è di 97 euro (127 per i disabili più
gravi), mentre sarebbero necessari – spiegano - 206 euro per i
casi più semplici e 272 per quelli più complessi.
“La crisi non deve colpire i più deboli. Una città
solidale e accogliente è una città che sa ripartire dagli
ultimi e mettersi al loro servizio. Ma non servono le belle parole, ci vogliono i fatti.
E agire significa stanziare fondi, finanziamenti, dare sostegno”,
commentano Casa al plurale, Roma città reciproca e Unione delle
comunità di tipo familiare. La richiesta unitaria rivolta al
Comune, dunque, è quella di trovare i fondi. Ma come?
La provocazione, ideata in autonomia da “Casa al plurale”,
è quella di chiedere al comune di “fermare la costruzione
del nuovo centro congressi, che dovrebbe essere pronto nel 2012, e di
destinare quelle risorse alle persone in difficoltà: con i soldi
impegnati dall’amministrazione capitolina per la realizzazione
della ‘Nuvola’ le case famiglie potrebbero campare per molti altri anni invece di rischiare di chiudere a breve”.
Fonte: Redattore Sociale, 23-6-10