- 2.11.11
Il Comune e l’Atac dovranno
costruire entro un anno gli ascensori nelle stazioni della
metropolitana ancora inaccessibili: sentenza storica di un giudice sul
diritto alla mobilità di una cittadina con disabilità.
L'Atac risponde: “Stiamo già lavorando”.
C'è una ‘nazione’ in Italia che non ha il diritto di scendere in una stazione della metropolitana.
Vorrebbe farlo per attraversare più velocemente la città,
ma non ci riesce per un motivo banale ma finora irrisolvibile: ci sono
le scale e non può scenderle e salirle.
La ‘nazione’ che non riesce ad andare in metropolitana è quella formata dal milione e centomila persone con disabilità motoria. Ora questa moltitudine in carrozzina guarda con speranza alla sentenza-pilota appena scritta a Roma dal giudice civile Federico Salvati, che ha ordinato a Roma Capitale e alla società per il trasporto urbano, l'Atac,
di costruire nelle stazioni che ne sono sprovviste ascensori in grado
di far salire e scendere persone che non possono camminare.
Tutto nasce dalla testardaggine di un avvocato, Alfonso Amoroso,
che non incidentalmente è anche il padre di Arianna, quindici
anni, costretta da una grave disabilità a non poter camminare.
Insieme alla madre di Arianna, Anna Cardona, Amoroso decide che non
vuole più sottostare a una discriminazione
che colpisce in tutta Italia (salvo lodevoli eccezioni) chiunque in
carrozzina voglia prendere un mezzo pubblico. Chiunque, dunque anche
sua figlia.
L'avvocato si rivolge al magistrato sia per sollecitare un intervento nelle metropolitane che per sottolineare come anche i mezzi di superficie
che circolano lungo gli itinerari di Arianna siano quasi sempre
sprovvisti delle piattaforme in grado di far salire a bordo le persone
con disabilità.
Contro questo procedimento civile ricorrono sia il Comune che l'Atac.
Ma il giudice dà sostanzialmente torto ai due enti pubblici, in
nome del divieto stabilito da leggi dello Stato e dalla Convenzione Onu di
discriminare in maniera diretta o indiretta le persone con
disabilità. Ci sono anzi disposizioni di legge precise che
impongono di eliminare le posizioni di svantaggio che colpiscono questi
cittadini.
Viene dunque ordinato di costruire, entro un anno, gli ascensori
nelle stazioni della metropolitana dove ciò sarà
tecnicamente possibile. In quasi tutte, tranne alcune come quella di
piazza di Spagna o di via Barberini dove sarebbe necessaria una
valutazione oltre che tecnica anche legata alla tutela dell'ambiente e
del patrimonio artistico e culturale.
Contemporaneamente il magistrato ordina che tutti i mezzi di superficie
circolanti su determinate linee - quelle che transitano in
prossimità dell'abitazione di Arianna - siano dotati di piattaforma di salita e discesa.
Una sentenza-pilota per
tutta Italia, si diceva all'inizio: ne è profondamente convinto
l'avvocato Amoroso. Conforta il risarcimento simbolico nella sostanza
(5.000 euro) ma non nel suo significato che il giudice ha deciso di
concedere ad Arianna e alla sua famiglia a titolo di "oggettiva lesione dei valori della personalità umana costituzionalmente protetti". Parole che sembra quasi incredibile leggere in questi tempi di attacco ai diritti delle persone con disabilità.
Fonte: Repubblica.it, 26-10-11
Già da alcuni mesi l'Atac
ha in corso un programma di riqualificazione delle stazioni della
metropolitana che in tempi ragionevoli renderà l'intera rete quasi interamente accessibile:
la sentenza del giudice del Tribunale di Roma, che ha intimato
l'amministrazione capitolina e l'azienda del trasporto pubblico locale
a dotare laddove possibile
tutte le stazioni della metropolitana di un ascensore per rendere i
treni accessibili alle persone con disabilità, non giunge dunque
inaspettata e viene anzi sostanzialmente condivisa.
Rivendicando una lunga storia di attenzione alle fasce deboli e in
particolare alle persone con disabilità, all'Atac fanno notare
come già da diversi mesi sia stato avviato un programma che nei
fatti risponde proprio alle richieste esposte nella sentenza.
La situazione attuale della metropolitana a Roma vede la linea B interamente accessibile con ascensori tranne che nelle stazioni Colosseo, Circo Massimo e Cavour, dove sono in funzione dei montascale
che garantiscono comunque l'accessibilità. Le tre fermate non
hanno ascensori essenzialmente per problemi di tipo archeologico.
Sulla linea A della
metropolitana invece la situazione è più critica, con 11
stazioni accessibili - con ascensori o montascale - su un totale di 27.
Una situazione che sconta la progettazione e la realizzazione, che
risale agli anni '60, non attenta alle esigenze delle persone con
disabilità. È qui che, sottolineano all'Atac, si sta
già agendo, con un programma di riqualificazione
che riguarda la quasi totalità delle stazioni. Laddove
sarà possibile saranno installati degli ascensori: in tutte
sicuramente ci saranno i montascale. Il programma durerà ancora
qualche mese e alla sua conclusione rimarranno non accessibili solamente le fermate di Spagna, Barberini, Repubblica e Vittorio Emanuele. Anche qui, l'eccezione è dovuta a problemi di tipo archeologico:
all'Atac fanno notare che anche volendo in autonomia non potrebbero
agire, dal momento che, in particolare nelle stazioni centrali, ogni
decisione deve essere assunta coinvolgendo la Sopraintendenza e tutti
gli enti istituzionali coinvolti.
Guardando poi al futuro, tutte le stazioni della linea C
saranno accessibili e - laddove incroceranno la A, come a San Giovanni
- contribuiranno a migliorare la situazione anche di quest'ultima. A Termini la metro B sarà accessibile con ascensori, la A almeno con dei montascale. "Faremo del nostro meglio", assicurano.
Quanto agli autobus di superficie, attualmente il 73% sono dotati di pedana: quelli nuovi saranno dotati di pedana meccanica,
dal momento che la pedana elettronica, poco adatta al manto stradale
romano, si è rivelata poco efficiente. Su 500 bus attualmente in
servizio si sta infatti provvedendo alla sostituzione della pedana elettronica con una manuale.
Fonte: Superabile.it, 27-10-11
