Centro per l'Autonomia di Roma

Lazio. Riabilitazione a carico dei disabili

- 28.1.10

Non è un pesce d'aprile anticipato: dal 1° aprile 2010 il 30% della riabilitazione, per quanto riguarda il Lazio, potrebbe essere a carico del cittadino. In base al Decreto n. 95 del 29-12-2009 del commissario straordinario Elio Guzzanti - nominato dal Governo per far fronte al risanamento finanziario della sanità laziale - una parte della tariffa diventa a carico di disabili e anziani, oppure, in caso di reddito basso, dei comuni di appartenenza. Il resto dell'importo resterà a carico della Pisana.
Con questa misura, che, pur escludendo i bambini, verrebbe a colpire oltre 5000 disabili, dovrebbe essere garantito un risparmio di circa 30 milioni di euro annuali.
“Una compartecipazione alla spesa”, come è stata definita da qualcuno, che però non piace al vice presidente della Regione Lazio, Esterino Montino: "Attualmente - ha osservato - per la riabilitazione estensiva e di mantenimento si spendono 233 milioni l'anno; in questo modo si va a prelevare dal cittadino più svantaggiato una somma pari a quasi 30 milioni. Un decreto vessatorio, come già avvenuto con i cibi aproteici, che taglia i fondi caricando i costi sui più deboli. È inaccettabile, chiedo al commissario di rivedere il provvedimento".
Contro il provvedimento si è pronunciato anche il segretario generale del Foai, Renato Bernardini: “Ci sono istituti che hanno tra i loro ricoverati circa 500 persone tra i 40 e i 60 anni, senza famiglia e senza invalidità civile. Queste persone non hanno la possibilità di pagare la compartecipazione e rischiano di finire per strada”.
A proposito del decreto, il Vice Presidente del Senato, nonché candidato a governatore del Lazio, Emma Bonino, ha dichiarato: ''No ai balzelli sulla disabilità: il provvedimento assunto dal commissario di Governo per il rientro del debito della Regione Lazio è ingiusto e inaccettabile. Non discuto sulla necessità di mettere in campo strumenti per contenere la spesa sanitaria. Di sicuro, però, questi non possono gravare su chi già vive in condizioni di difficoltà, vale a dire sui disabili e loro famiglie. Chiedo quindi al Governo di parlare con il proprio commissario per rivedere subito il decreto''.

Fonte: RomaSalutenews.it, ASCA, 21-1-10

Contro logica, leggi e sentenze

di Guido Trinchieri*

Le persone con disabilità del Lazio intendono esprimere la loro esasperazione e indignazione per le iniziative del commissario Elio Guzzanti che, animato da uno zelo degno di miglior causa, con il Decreto 95/09 ha voluto sfidare - senza tentennamenti - logica, leggi e sentenze.
È da troppo tempo che nel Lazio i disabili e le loro famiglie vivono situazioni insopportabili di stress: minacce e ricatti sono diventati criteri di gestione delle situazioni più drammatiche. Genitori anziani - spesso essi stessi bisognosi di assistenza - vedono ridurre i servizi erogati ai loro figli e sono tenuti sotto la minaccia di vederli estromessi dai centri di riabilitazione residenziali e semiresidenziali. Sembra insomma che i principi della Legge 833/78, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, appartengano davvero a un'altra epoca storica.
Se ne ricordi ad esempio un passaggio fondamentale del primo articolo, vale a dire: “La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana. Il servizio sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio”.
Ebbene, il citato Decreto 95/09, che ha come oggetto “Attività riabilitative erogate in modalità di mantenimento-regime residenziale e semiresidenziale. Compartecipazione alla spesa (D.P.C.M 29-11-01)”, nell’individuare la quota a carico dell’utente, fa riferimento al reddito personale comprensivo dell'indennità di accompagnamento ed è certamente un'aberrazione considerare come reddito un sussidio riconosciuto dallo Stato affinché la persona con disabilità “possa partecipare nella società su base di uguaglianza con gli altri”.
Al di là poi di ogni valutazione etica, si tratta di una disposizione contraria alla normativa in vigore, poiché la Tabella 1 allegata al Decreto Legislativo 109/98 stabilisce che “la situazione economica dei soggetti appartenenti al nucleo definito dall’art. 2 si ottiene sommando [...] il reddito complessivo ai fini Irpef risultante dall’ultima dichiarazione...”. Ai fini Irpef, poi, l’articolo 34, comma 3 del DPR 601/73 stabilisce che “i sussidi corrisposti dallo Stato e da altri enti pubblici a titolo assistenziale sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche”. Il DPCM attuativo, infine (221/99), nell’indicatore della situazione reddituale (articolo 3) non include alcun tipo di previdenza assistenziale.
Non chiediamo pertanto solo il ritiro di un provvedimento illegittimo, ma soprattutto un cambio di direzione: infatti, è un insulto alla democrazia continuare a costringere i cittadini più deboli a difendersi da uno Stato che dovrebbe essere il primo garante dei loro diritti.

*Presidente della Consulta Regionale per i Problemi della Disabilità e dell'Handicap della Regione Lazio.

un bambino in palestra riabilitativa