Centro per l'Autonomia di Roma

Le Province laziali contestano la Regione

- 26.7.11

“Il ruolo delle Province dovrebbe essere quello di legiferare, quindi programmare le esigenze della popolazione locale e quello che nella legge 328 doveva essere il 'budget di distretto'”. Lo ha evidenziato Luigi Taddei, assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Rieti, intervenendo presso la Sala Luigi Di Liegro della Provincia di Roma al convegno sul Sistema integrato degli interventi, dei servizi e delle prestazioni sociali. Commentando il disegno di legge regionale Sistema integrato degli interventi, dei servizi e delle prestazioni sociali per la persona e la famiglia nella Regione Lazio, Taddei ha osservato: “Questa legge nasce con il passo sbagliato, senza la concertazione con i cittadini, le onlus, i sindacati”.
Tutto il convegno è stato tradotto da un'interprete nella Lis, la lingua dei segni, grazie alla collaborazione dell'Ens, Ente nazionale sordi.

“Le Province hanno subito un definanziamento totale, nel triennio 2011-2013, sul fronte della formazione”, ha stigmatizzato Taddei, lamentando “lo stato di sofferenza delle province interne: ad Amatrice, con 74 frazioni, e Leonessa con 69 frazioni, alcuni operatori sanitari sono costretti a percorrere 250 chilometri al giorno per effettuare magari solo due interventi per anziani allettati”.
Tuttavia “solo il 10% delle risorse stanziate per la regione arrivano alle 4 province: il 90% resta a Roma e alla Provincia di Roma. La capitale è una risorsa per il Lazio, ma non può essere un problema per le altre province: invece dalla giunta Badaloni ad oggi è sempre stato così. I trasferimenti sono ridotti al lumicino”. Tutte le associazioni reatine, “di centro, di destra e di sinistra, non hanno trovato qualcosa di utile in questo ddl. Auspico che l'assessore alle Politiche Sociali e della Famiglia della Regione, Aldo Forte, venga a Rieti e si confronti con noi”.

“Vorrei essere parte attiva di una programmazione, avendo 33 comuni, in un territorio estremamente articolato e lungo, dove già abbiamo problemi nel dialogo tra i distretti sociosanitari”, ha rilevato Fabio Bianchi, assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Latina, evidenziando che “i piccoli comuni rischiano di essere presi solo di striscio dai provvedimenti previsti dal ddl”. Per quanto riguarda il coinvolgimento del terzo settore, Bianchi ritiene che questa legge in discussione “non lo valorizzi: temo che sarà benevolmente escluso e non si affaccerà minimamente a questo contesto. Invece come Province possiamo mettere a disposizione della Regione Lazio le esperienze compiute sul nostro territorio: vorremmo essere ascoltati per poter modificare il ddl. Non è possibile che una Regione possa assorbire le funzioni legiferanti ed economiche: si va verso il federalismo e l'autonomia dei territori, mentre nel ddl si va nella direzione opposta; per questo dobbiamo batterci nell'interesse dei cittadini”.

Edoardo Del Vecchio, presidente dell’Upi (Unione delle Province d'Italia) Lazio, ha ribadito “il problema di metodo: non c'è stata concertazione con gli enti locali né con le associazioni degli enti locali, dall'Anci all'Upi. L'unico luogo in cui si sono potute esprimere osservazioni sul ddl è stato l'Osservatorio delle famiglie; il tavolo pensato per cercare di coinvolgere i soggetti istituzionali non si è mai riunito”. La proposta di legge “svuota il ruolo delle Province e depaupera i distretti sociosanitari: i consorzi ipotizzati dalla normativa, secondo gli enti locali e le associazioni, andrebbero ad appesantire e complicare la macchina burocratica, facendo aumentare anche le spese”.

Fonte: Redattore Sociale, 18-7-11

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