- 17.6.11
Assistenza e riabilitazione garantite, ma anche servizi adeguati per le persone con disabilità e dignità per gli operatori e le strutture ex art. 26 di Roma e del Lazio: è quanto contenuto nell’appello “Lettera ai romani”
lanciato dal ‘Forum ex art. 26’ e aperto alla
sottoscrizione di tutti in vista dell’appuntamento cittadino di sabato 18 giugno (dalle 9 alle 13,30) presso il Liceo Montale di Roma (via Bravetta 545).
“Molti dei nostri concittadini – si legge
nell’appello - rischiano di perdere l’assistenza e la
riabilitazione riconosciuta fin dagli anni ’70 come un loro diritto inalienabile.
Parliamo delle persone definite disabili. Come è noto, il
commissariamento della Regione Lazio prevede ingenti tagli al denaro
stanziato dal Governo per la riabilitazione e la lungo degenza e, nello
specifico, prevede una forte riduzione delle rette assegnate ai centri ex art. 26 che gestiscono la riabilitazione territoriale”.
Precisamente, il servizio di riabilitazione ex art. 26 (Legge 833/78) consiste in tutte quelle attività di recupero e rieducazione funzionale,
realizzate attraverso un trattamento globale della condizione di
disabilità. Un intervento a tutto tondo, dunque, che tiene conto
nella sua organizzazione di tre aree di intervento,
ovvero aree dove si opera prevalentemente sull’acquisizione
(abilitazione) e il recupero (riabilitazione) delle abilità
relazionali, cognitive e motorie della persona in carico. Le
attività così rappresentate possono essere dunque fruite
in regime ambulatoriale, domiciliare e semiresidenziale.
La Sanità laziale, è noto, vive un forte indebitamento.
Per fronteggiare questa situazione, oltre ad un mutuo trentennale
attivato nel 2008, la Regione Lazio di concerto con il regime
commissariale ha optato in questi mesi per alcune scelte: la compartecipazione delle famiglie alle spese di cura, la riduzione dei costi operata con tagli lineari ai capitoli di spesa, la chiusura di presidi sanitari, la revisione e la riquantificazione dei costi degli interventi sanitari.
Tutto questo, nel settore della riabilitazione, comporta - ai sensi anche dei Decreti commissariali n. 89 e 90 del 10 novembre 2010 e delle valutazioni delle Unità cliniche valutative della Regione Lazio - la riduzione di 2.457 posti per la riabilitazione,
nell’intera regione, a 365 interventi in estensiva (ovvero
interventi tecnicamente più qualificati che comprendono
l’approccio educativo, riabilitativo, ergoterapico e altro) e 102
in mantenimento (ovvero interventi di assistenza, seppure qualificata).
I restanti 1.990 posti saranno riconvertiti in posti da “centri
semiresidenziali per persone con disabilità”: SD4, ossia
centri semiresidenziali ad alto-medio carico assistenziale con rapporto
standard di 1 operatore ogni 4 utenti; SD5, ossia centri
semiresidenziali a basso carico assistenziale con rapporto standard di
1 operatore ogni 5 utenti. “Il tutto, riconoscendo ai centri tariffe molto più basse delle attuali, ferme – spiega Giovanni Marcoccia del Forum ex art. 26 - tra l’altro al 2001”.
“Questo comporta – tornando all’appello - il peggioramento della qualità di vita e la cancellazione dei diritti fondamentali
delle persone più deboli: disabili intellettivi, motori,
psichiatrici, anziani, malati cronici. Se verrà a mancare il
sostegno economico ai centri di riabilitazione ci sarà una drastica riduzione dei posti letto, delle terapie, degli ausili, dell’assistenza medico-sanitaria e, di conseguenza, la diminuzione dei posti di lavoro e dei progetti di reintegrazione sociale, nonché la dequalificazione degli interventi riabilitativi e assistenziali”.
“Le famiglie saranno costrette a farsi carico delle spese e degli oneri che il servizio pubblico non intende più sostenere” conclude l’appello.
“La politica dei tagli – è il Je accuse
del Forum - colpisce tutti coloro che versano in situazioni sociali,
psicologiche e economiche già compromesse negando loro il
diritto di cittadinanza. Questi, in sintesi, sono gli aspetti concreti
legati alla crisi economica in cui versa il Paese, ma dipendenti soprattutto da scelte politiche inadeguate.
La questione porta necessariamente con sé una riflessione di
ordine etico e morale: una società, che non si occupa di
tutelare i diritti e la dignità
di ogni persona, non può ritenersi civile, e una politica, che
non metta al primo posto scelte che migliorino la qualità di
vita di ogni individuo, e che non punti ad abbattere le disuguaglianze
sociali, non assolve il suo compito primario. Ecco perché deve
essere coinvolta nel problema tutta la società civile. Invitiamo
tutti a sottoscrivere e a far sottoscrivere il suddetto appello”.
Per firmare, condividere e promuovere la “Lettera ai romani”, visitare il blog del Forum ex art. 26 dove
sono raccolte, peraltro, anche documentazioni utili a farsi
un’idea di quanto sta accadendo ad operatori e famiglie
nell’ambito della riabilitazione nel Lazio: http://exart26.blogspot.com/
Il confronto Forum ex art. 26 – Regione Lazio
È dei primi di giugno l’incontro tra il Forum ex art. 26 e la commissione Sanità della Regione Lazio, presieduta da Alessandra Mandarelli (Lista Polverini): un tavolo dove il Forum ha espressamente chiesto a consiglieri di maggioranza e opposizione di “fermare il declassamento dei centri di riabilitazione”.
L’audizione, a cui erano presenti anche due tecnici
amministrativi della struttura commissariale, ha avuto il merito di
aver messo nero su bianco le difficoltà di operatori, strutture, famiglie e utenti a fronte dei Decreti commissariali legati al Piano di rientro sanitario e ai tagli che ne sono susseguiti.
È stato il presidente e portavoce del Forum, Rolando Proietti Mancini,
a illustrare l’attuale condizione di instabilità dei
centri di riabilitazione. “Conseguenza – ha dichiarato -
dei tagli lineari imposti dal Piano di rientro sanitario che, con la
riduzione dei rapporti standard tra disabile e operatore, ridurranno i
centri ad alto-medio carico assistenziali: ci troviamo di fronte ad un declassamento in Rsa.
“Le amministrazioni dei centri accreditati – ha
sottolineato Proietti Mancini - hanno già comunicato ai
dipendenti e alle famiglie degli assistiti che, per rientrare nelle
disponibilità economiche offerte dalle nuove tariffe, saranno
operate riduzioni del personale
dipendente nella misura di 8 unità ogni 60 utenti. A pagare
questo scotto saranno principalmente le figure non sanitarie, ossia
tutti quegli insegnanti di attività motorie, d’arte e
musica che accompagnano il disabile nell’acquisizione di
conoscenze e abilità di base. Per non parlare degli utenti
stessi”.
“Lo spettro che ai nostri figli non sia garantita
un’adeguata struttura - ha dichiarato una madre, esasperata dalle
difficoltà quotidiane nella gestione solitaria
dell’handicap - ci indurrà ad una class action”.
”Condivido lo spirito di allarme che oggi ci viene lanciato -
ha risposto tra gli amministratori regionali la vice presidente della
commissione, Giulia Rodano
(Idv) - una condizione che è frutto dei tagli lineari, ma oggi
viviamo sulla pelle il risultato degli ultimi 15 anni di politiche
sanitarie che non hanno dato frutti. Non funziona il paradigma mentale
di sanità pubblica equivalente a spreco e quindi tagliamo.
Questo è un paradigma sbagliato, con questa logica manteniamo il
disavanzo strutturale mentre il paziente è morto”.
“La politica - ha aggiunto Franco Dalia
(Pd) - deve prestare maggiore attenzione ai soggetti deboli: il
fallimento di queste strutture è il fallimento della politica.
La politica ha infatti l’obbligo di dare risposte, altrimenti
l’etica perde il suo significato”.
“Abbiamo una assistenza - ha spiegato il vice presidente del Consiglio regionale, Raffaele D’Ambrosio
(Udc) - che non mette al centro della sua funzione l’uomo, ma il
fattore economico. Poi - rivolgendosi ai genitori - di fronte alle
difficoltà burocratiche e alle mancate risposte
dell’amministrazione, c’è la possibilità di
percorrere l’omissione degli atti d’ufficio”.
Una parziale rassicurazione è arrivata dai tecnici
amministrativi della struttura Commissariale, presenti
all’audizione. “L’indirizzo delle Giunta – ha
spiegato Rita De Giuli - è verso la creazione di percorsi socio-sanitari integrati sul territorio”.
“Ci faremo interlocutori – ha infine chiosato Alessandra
Mandarelli - presso la struttura commissariale, riportando tutte le istanze degli operatori e delle famiglie.
Dopo tutto quello che abbiamo sentito oggi, sarebbe facile rispondere
con una soluzione pre-confezionata. Farebbe comodo a noi come
istituzione e a noi come politica, dobbiamo fare i conti con una nuova
fase e sono fiduciosa”.
Fonte: Redattore Sociale, 10-6-11