- 15.2.10
Dopo il terremoto del 6
aprile, per le persone con disabilità la strada sembra ancor
più in salita. Le storie di chi si trova
“prigioniero” in abitazioni nuove ma non accessibili, o chi preferisce rimanere nei moduli abitativi provvisori, sempre che vengano consegnati.
G.L. ha trentaquattro anni. Dal 23 dicembre risiede con sua madre in
uno degli alloggi del piano C.a.s.e, abita sulla via dedicata a De
Andrè, proprio a chi in tante delle sue canzoni ha parlato degli
ultimi, dei più deboli, di chi si è visto negati i propri
diritti.
Un po’ come G. che vive su una sedia a rotelle e che dopo 8 mesi
e mezzo passati rimbalzando fra vari hotel della costa e una delle
caserme cittadine, si trova ora in una “gabbia dorata”
dalla quale non riesce ad uscire.
Il suo alloggio, infatti, è al piano terra di una palazzina
antisismica sprovvista, però, di una via d’accesso adatta
alla mobilità di un disabile. Intorno alla struttura ci sono
solo terra, ghiaia e un marciapiede impraticabile a causa del materiale edile abbandonato lì e che rappresenta un ostacolo per la sedia a rotelle.
“A rendere ancora più ‘inespugnabile’ l’appartamento – spiega sua sorella - è la mancanza di un ascensore
che potrebbe portare G. e un altro disabile suo dirimpettaio, al piano
dei pilastri dove vengono parcheggiate nottetempo le auto. In pratica,
queste due persone disabili non possono uscire da soli di casa
perché resterebbero infangati o rischierebbero di cadere a causa
della ghiaia, e non possono essere facilmente ‘prelevati’
perché manca un ascensore.
"Per farli uscire di casa - conclude la signora - occorrono due persone
che li trascinino sulla terra e la ghiaia e che li aiutino a salire in
un’auto parcheggiata sull’asfalto. Fa arrabbiare la storia
perché basterebbe davvero poco per garantire a queste due
persone la propria autonomia: una passerella asfaltata”.
Una richiesta simile è stata fatta dal nipote di
un’altra disabile residente nel piano C.a.s.e. che al momento
della firma del contratto di locazione ha fatto notare che
l’appartamento assegnato alla vecchina è “inaccessibile”.
La risposta della Protezione civile è stata impeccabile:
“Provvederemo al più presto”. Il contratto è
stato firmato il 7 gennaio, per il momento di passerella o ascensore
neanche l’ombra.
Temendo simili avversità, un altro disabile, 40 anni, padre
separato, residente nella frazione di Pianola, a pochi chilometri dal
centro del capoluogo abruzzese, ha scelto una sistemazione nei M.a.p., moduli abitativi provvisori,
ovvero casette di legno, ritenendola più
“accessibile”. Peccato che la consegna delle casette di
legno, prevista per dicembre sia slittata a data da destinarsi.
L. T. è costretto a viaggiare in auto ogni giorno
dall’hotel sulla costa dove alloggia da aprile, fino
all’Aquila, dove lavora presso un ente pubblico che non gli ha
concesso il trasferimento in una sede distaccata nella provincia di
Teramo.
Come loro, sono moltissimi i disabili che a 9 mesi del terremoto non
riescono a riappropriarsi della loro normalità.
All’Aquila, inutile nasconderlo, nessuno, forse, è
riuscito a farlo, ma per i disabili la strada sembra ancor più
in salita.
Fonte: Redattore Sociale (Elisa Cerasoli), 13-1-10
