Centro per l'Autonomia di Roma

Cronache di surreale quotidianità

- 16.2.09

Riportiamo tre episodi che purtroppo non rappresentano niente di straordinario, situazioni nelle quali si è trovata ogni persona con disabilità della nostra città (Roma), regione e, probabilmente, Paese. La loro “banalità” però non fa altro che aumentarne la gravità.

L’Enpals ristruttura la sede ma non abbatte le barriere

L'Ente previdenziale dei lavoratori dello spettacolo ristruttura la propria sede, ma si dimentica di abbattere le barriere architettoniche. Così succede che un lavoratore disabile non può sottoporsi a visita medica perché l'ambulatorio è posto all'ottavo piano mentre l'ascensore arriva solo fino al settimo. È quanto è accaduto a un lavoratore su una sedia a ruote.
A denunciare l'accaduto è il patronato Inca Cgil, che ha patrocinato la pratica per il riconoscimento di invalidità di un lavoratore costretto su una sedia a ruote, dopo un grave incidente automobilistico. "Il fatto è ancor più grave- spiega l'Inca - perché l'Enpals ha recentemente provveduto alla ristrutturazione della sede romana di viale Regina Margherita, senza prevedere l'abbattimento delle barriere architettoniche che pure le leggi italiane impongono di fare".
Per Luigina De Santis, segretaria generale Ferpa, "si tratta di un episodio grave, che non avrebbe dovuto verificarsi in una società democratica, come la nostra, che fonda le sue radici sul rispetto dei diritti e sulla solidarietà. È auspicabile- conclude- che l'Ente provveda a che episodi del genere non si verifichino più, rimuovendo gli ostacoli che impediscono ai cittadini di rendere concreti i loro diritti".

Fonte: Redattore Sociale, 11-2-09 

"Io, disabile in lotta con l'assurda burocrazia"

Dal 1999 per un incidente stradale sono in sedia a rotelle. E mi sono imbattuta in enormi difficoltà, scontrandomi ogni giorno con la disorganizzazione delle strutture pubbliche, ma soprattutto con assurdi iter burocratici. Solo come esempio cito due episodi.
A fine ottobre 2008 il Comune mi invita al Dipartimento IX Ufficio Legge 13/89 per la pratica sui lavori eseguiti a casa mia nel 2004 contro le barriere architettoniche. Alla sede di viale Civiltà del Lavoro i pochi parcheggi per disabili sono occupati. Per fortuna sono accompagnata e dopo un bel po' troviamo un parcheggio abbastanza ampio da farmi scendere.
Ma in sede c'è da affrontare una lunga scalinata, e pur essendoci il servoscala non c'è nessuno che possa farlo funzionare. Il mio accompagnatore va alla disperata ricerca di aiuto. Dopo mezz'ora ecco un impiegato: il servoscala è fuori uso da tempo, ma c'è l'entrata laterale con lo scivolo. Anche qui però, c'è una serie di scalini, affrontati con il mio accompagnatore e l'addetto. Dopo circa un'ora riesco ed entrare.
Mi chiedo, e chiedo ai nostri governanti, è normale che solo per entrare in un pubblico ufficio debba impiegare un'ora?
L'altro episodio riguarda l'iter per ottenere un seggiolino da doccia. Il mio (acquistato a spese mie) si è rotto. Vengo a sapere che rientra fra i materiali che la Asl fornisce gratis. Ma ecco l'iter: prima il medico di base, per la richiesta della visita dello specialista Asl (per me l'ortopedico). Che dovrebbe recarsi al domicilio del disabile e prescrivere l'ausilio. Poi l'Ufficio Invalidi che dovrebbe autorizzare la prescrizione e trasmettere la richiesta alla Sanitaria che ha l'esclusiva per la fornitura degli ausili.
Ottengo la richiesta dal mio medico, poi chiamo il Centro Assistenza Domiciliare (circonvallazione Appia) per prenotare la visita ortopedica, ma è tutto esaurito fino a fine gennaio. Decido di andare alla Asl di via Acquadonzella per la visita. Anche qui occorre prenotare e scopro che da mesi il disabile non può più recarvisi di persona ed essere visitato. Mi viene indicato un altro Cad in via Apulia, ma bisogna aspettare un mese. E intanto dove e come mi lavo?
Fino ad un anno fa l'iter per ottenere i materiali dalla Asl era molto più agevole per il disabile. Che con un budget di spesa determinato e sempre previa autorizzazione della sua Asl, sceglieva una sanitaria di fiducia cui rivolgersi per gli ausili. Dal 1 gennaio '08 la mia Asl, la Rm C, gestisce direttamente le forniture di ausili ai disabili, avendone dato in appalto la fornitura a varie sanitarie fra cui una del Sud Italia, imponendo di fatto al richiedente di servirsi dei materiali (spesso scadenti) di queste sanitarie e limitando, anzi escludendo del tutto, la libertà dell'individuo.
Invece di semplificare le procedure, siamo di fronte a sistemi sempre più complicati che incidono negativamente sulla vita del disabile e dei suoi familiari. C'è da indignarsi, ma a pochi sembra importare davvero...
di Marcella Moscardelli

Fonte: Il Corriere della Sera, 12-02-09

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