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Lazio, nascono i Centri di Accesso Unico alla Disabilità

- 6.2.09

“Quando nasce un bambino disabile, il bambino è dei genitori, ma la disabilità è della collettività”. Secondo questo principio, pronunciato in Aula dalla consigliera Maria Antonietta Grosso (Pdci), la Regione Lazio garantirà ai cittadini con disabilità un adeguato livello di assistenza durante tutto il loro ciclo vitale, attraverso un sistema di interventi e servizi sociosanitari integrati.
Il Consiglio regionale, presieduto dal vicepresidente Carlo Lucherini (Pd), ha approvato il 4 febbraio all’unanimità la legge pensata proprio per assicurare ai cittadini svantaggiati e ai loro familiari la “presa in carico globale” da parte della Regione.

Il provvedimento - d’iniziativa dei consiglieri di maggioranza Grosso, Milana, Pizzo, Laurelli, Brianti, Dalia, Canali e Rinaldi - prevede l’istituzione del Centro di Accesso Unico alla Disabilità (Caud, ne verrà aperto uno in ogni distretto sociosanitario) che, oltre a dare un orientamento sui diritti alle prestazioni sociosanitarie, fornirà assistenza per la gestione degli interventi e dei servizi rivolti alle persone con disabilità e ai loro congiunti.
Un’équipe multidisciplinare e una rete territoriale garantiranno unitarietà nella fase di analisi della domanda, valutazione multidimensionale del caso e predisposizione del progetto di vita personalizzato. Su una scheda individuale verranno registrati i dati della persona con disabilità, la composizione e la situazione del nucleo familiare, la valutazione della disabilità, delle capacità residue e dei bisogni, il piano di trattamento e i sostegni attivati e da attivare ai fini dell’inclusione sociale.
Ai soli fini statistici e programmatici e nel rispetto del diritto alla riservatezza dei soggetti interessati, verrà istituita l’anagrafe delle persone con disabilità. Un operatore di riferimento seguirà le diverse fasi attuative del progetto individuale, facilitando così l’apporto delle diverse figure professionali coinvolte e la cooperazione tra le diverse organizzazioni interessate.
Tra le linee d’intervento previste dalla legge, la realizzazione di nuove strutture residenziali, affinché il cittadino con disabilità possa rimanere nel proprio territorio anche qualora venga meno il sostegno familiare, interventi che favoriscano l’inserimento al lavoro e progetti nell’agricoltura sociale.

“Fino al momento in cui i disabili sono minori, si riesce in qualche modo a dare loro risposte sia nel campo della scuola sia della riabilitazione - ha spiegato Maria Antonietta Grosso, prima firmataria del provvedimento, nel corso della relazione introduttiva - ma poi si apre un problema enorme quando il disabile raggiunge la maggiore età. Abbiamo delle Asl che non hanno ancora messo in atto la figura di chi si prende in carico il disabile adulto, come se il problema a diciotto anni e un giorno svanisse. Lo spirito di questa legge vuole la presa in carico reale e l’accompagnamento della persona disabile nelle varie problematiche durante tutte le fasi della vita”.
“Non si tratta di un provvedimento aggiuntivo alle varie leggi che ci sono sia a livello nazionale che a livello regionale – ha proseguito la Grosso - bensì di una legge che cerca di razionalizzare le risorse e le potenzialità esistenti sul territorio, laddove oggi c’è un’enorme frammentazione, per assicurare assistenza dalla nascita fino all’età adulta. La legge, dunque, affronta anche il problema del ‘dopo di noi’ (la preoccupazione di ogni genitore di disabile: quando non ci sarò più io chi lo accudirà?). C’è un doppio binario: si prende in carico sia la persona disabile sia il nucleo familiare che a sua volta ha bisogno di essere sostenuto e accompagnato. Purtroppo, oggi le famiglie molte volte vengono lasciate sole nell’iter. Sono loro il punto di riferimento e devono muoversi all’interno delle varie istituzioni. Con questa legge ci sarà il centro di accesso unificato sulla disabilità, un imbuto dove tutto viene incanalato e dove avviene la presa in carico della persona disabile”.

Il gruppo Udc ha accolto subito con favore il provvedimento, pur con il rammarico di non aver potuto dare un contributo durante i lavori preparatori. L’Udc, infatti, non ha rappresentanti nella Commissione Lavoro e Politiche sociali dove la proposta di legge è stata esaminata. “Ben venga questa iniziativa”, ha detto in Aula Augusto Pigliacelli (Udc), il quale ha ripercorso gli ultimi trent’anni di trasformazioni nel mondo della disabilità. Trent’anni durante i quali, secondo il consigliere dell’Udc, “è maturato un approccio non finalizzato più al ricovero, ma, al contrario, teso a costruire una rete di sostegno e di opportunità per la persona disabile e la sua famiglia, e per rendere possibile e facilitare il processo di integrazione”.
“Diverse le sfide che il mondo della disabilità lancia alla società, - ha proseguito Pigliacelli - la più impegnativa delle quali può essere individuata nel garantire una condizione di vita integrata alle persone gravemente non autosufficienti che restano prive del sostegno del nucleo familiare, quel nucleo familiare che molto spesso è costretto da solo a far fronte alle esigenze quotidiane dei congiunti disabili”.

In fase di dichiarazione di voto è intervenuto Augusto Battaglia (Pd), il quale ha voluto ricordare il percorso della Regione Lazio, iniziato nel 1974 con i primi servizi per la disabilità. “Oggi siamo chiamati ad affrontare nuove sfide – ha detto Battaglia – a cominciare dal lavoro, per dare maggiori possibilità d’inserimento alle persone con disabilità, alla sfida dell’handicap grave, dell’autismo, e alla sfida della vita indipendente. Questa legge sul Caud non risponde a tutto ma ci fa fare un grande passo importante, anche nellaprospettiva della riforma complessiva dei servizi sociosanitari della Regione Lazio”.

''La legge approvata oggi in Consiglio regionale, è tanto più importante perché è il frutto del lavoro congiunto che abbiamo portato avanti in Commissione Politiche Sociali e del contributo favorevole che hanno viste impegnate maggioranza e opposizione per il raggiungimento di questo obiettivo''. È quanto riferisce Massimiliano Maselli (Fi), componente della Commissione regionale Politiche Sociali.
''L'istituzione del Caud in ogni distretto sociosanitario - aggiunge - permetterà ai disabili e alle famiglie di poter accedere con facilità alle informazioni e ai servizi socio-sanitari delle strutture accreditate e dunque di poter disporre di un valido strumento di orientamento e sostegno. Certo è che ci saremmo aspettati uno sforzo maggiore dalla maggioranza perché riteniamo che gli stanziamenti per il 2009 pari a 300mila euro in conto corrente e a 1milione di euro in conto capitale siano insufficienti. Negli anni successivi le risorse da destinare a questo servizio dovranno necessariamente aumentare''.

"L'approvazione di questo importante testo di legge che pone i diritti e i bisogni delle persone disabili e delle loro famiglie al centro delle politiche sociali, costituisce una tappa fondamentale nel percorso, da noi tutti condiviso, verso un'ottimizzazione del sistema socio-assistenziale nella nostra Regione". Lo dichiara Peppe Mariani, presidente della commissione Lavoro e Politiche Sociali della Regione.
"Sono soddisfatto di questo risultato - prosegue Mariani - che porterà finalmente alla creazione di una rete di Centri, presenti in tutte le Province, nei quali il disabile, con la famiglia, potrà trovare sostegno ed essere orientato verso l'accesso ai servizi, alla cultura, alla formazione, e verso l'inserimento nel mondo del lavoro".
"Dunque - conclude Mariani - uno Sportello Unico Territoriale che non solo farà sentire meno sole le famiglie delle persone disabili, ma valorizzerà il loro ruolo, costituendo un solido e attivo punto di riferimento nel complesso mondo dell'erogazione dei servizi assistenziali".

Fonte: Consiglio Regionale del Lazio, Adnkronos, 4-2-09