- 5.5.11
Una lettera che mette insieme un
dettagliato elenco di disservizi nell'Auditorium della Conciliazione,
ma anche i diritti di cui godono le persone con disabilità. Una
lettera, quella di Sabrina Salomone, che viene indirizzata alla
Direzione dell'Auditorium, ma anche al delegato per la
disabilità del Comune di Roma, Antonio Guidi, e al portale Inail
per la disabilità Superabile.it.
Uno lo scopo: render noto che, al di là dello spettacolo, ci
sono i diritti delle persone con disabilità che, se elusi,
impediscono alle stesse la partecipazione e il godimento dell'arte e
della cultura. Ecco la lettera.
Con la presente intendo rappresentare a codesta direzione e agli
enti preposti alla difesa dei diritti dei disabili, l'increscioso
evento che si è verificato venerdì 11 marzo 2011, in
occasione del concerto Dalla-De Gregori.
Il teatro non consente l'accesso diretto
dall'ingresso principale e costringe i portatori di handicap con
carrozzina a intraprendere un percorso alternativo intorno all'edificio
per arrivare sino all'entrata laterale, posta in piazza Pia.
Il fatto grave è che, tale percorso, di circa 200 metri, a causa
della fontana che occupa l'intero marciapiede di largo Giovanni XXIII,
impone al portatore di handicap di compiere una parte di percorso
completamente in mezzo alla strada,
contromano rispetto alla direzione del traffico automobilistico ed in
prossimità dell' incrocio tra via della Conciliazione e largo
Giovanni XXIII. Inoltre, la parte di percorso in via della
Conciliazione, non è stato possibile compiere sul marciapiede
poiché l'accesso allo stesso era rovinato e quindi impossibile
salirvi. Per questa ragione, abbiamo dovuto affrontare in mezzo alla
strada percorsa dal traffico automobilistico e contromano, la via in
questione.
All'interno del teatro, i bagni per i disabili non
erano presenti nel settore loro riservato per assistere al concerto e,
per di più, alla fine dello stesso, abbiamo dovuto attendere
l'uscita di tutti gli altri spettatori poiché l'elevatore posto al piano per l'accesso era stato impegnato per l'evacuazione del pubblico.
Credo che, in questo caso, sia venuto meno l'adempimento della normativa che tutela i diritti dei diversamente abili, definita nel D.M. 236/89 e nel D.P.R. 503/96, rispetto alle barriere architettoniche e che sia doveroso prendere urgenti provvedimenti al riguardo.
Fin dall'articolo 3 infatti la nostra Carta Costituzionale
sancisce che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli
di ordine economico e sociale che, limitando, di fatto, le
libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il primo
sviluppo della persona umana.
Tenendo conto che la legge principale che riguarda le barriere
architettoniche è del 1989, segnaliamo di seguito qualche
precedente.
Dal 1948, data in cui la nostra Costituzione entra in vigore, passiamo
allora al 1971, quando la legge numero 118, all'articolo 27, prevede
tra le altre cose che in nessun luogo aperto al pubblico può
essere vietato l'accesso ai disabili, che i nuovi edifici pubblici, e
quelli di interesse sociale, devono essere sprovvisti di barriere architettoniche
(scuole comprese, per dire), che i luoghi dove si svolgono
manifestazioni o spettacoli pubblici debbono prevedere e riservare
posti per disabili non deambulanti, che gli alloggi di edilizia
economica e popolare, posti a pian terreno, vanno assegnati
prioritariamente ai disabili non deambulanti, se ne fanno richiesta. La
stessa legge 118/71, all'articolo 28, prevede anche che vanno rimossi
gli ostacoli negli edifici scolastici, per consentire l'accesso ai
ragazzi disabili.
Infine, pochi anni prima della 13/1989, nel 1986, la legge 41 fa divieto alle pubbliche amministrazioni
di approvare progetti pubblici senza l'eliminazione delle barriere
architettoniche. Mi sembra difficile parlare di un Paese civile e
democratico quantunque i diritti fondamentali dei cittadini più
deboli non vengono adeguatamente difesi e fatti rispettare.
Fonte: Superabile, 16-3-11
