Centro per l'Autonomia di Roma

Lazio, sanità: “Lo spirito di servizio non paga”

- 19.11.2008

Botta e risposta tra l’on. Ileana Argentin (Pd, ex delegata alla disabilità del Comune di Roma) e la Regione Lazio: nel corso della conferenza stampa del 7 novembre la parlamentare ha chiesto il conto per tutti quegli centi di riabilitazione che, a proprie spese, hanno aiutato la Regione nella difficile fase di Lady Asl e del recupero del debito.
"Il caso di Lady Asl e delle tangenti nella sanità laziale risale al 2006. All'epoca - si legge nella nota diramata dall'ufficio stampa dell'on. Argentin - la Regione chiese aiuto ad alcuni centri di riabilitazione per assicurare assistenza ai pazienti abbandonati a se stessi dopo il ritiro della convenzione regionale alle società sotto inchiesta come la Ikt, legata a Anna Iannuzzi, l'imprenditrice oggi agli arresti.
"I centri sono venuti incontro alla Regione, si sono impegnati per uscire dall'emergenza, hanno curato la riabilitazione di centinaia di disabili rimasti senza assistenza, vedendosi costretti ad adeguare le strutture e ad assumere personale specializzato. Ma fino ad oggi la Regione non ha mantenuto le promesse fatte".
A detta della parlamentare, infatti, a distanza di due anni non ci sono ancora i provvedimenti amministrativi che riconoscano il lavoro svolto, con l'annesso incremento del numero di pazienti accreditati. "Anzi - si legge - in questi mesi si sono succedute una serie di misure, peraltro tutte impugnate al Tar, contraddittorie e sbagliate che creano serissimi problemi alle strutture coinvolte e soprattutto ai pazienti".
"Non si può andare avanti cosi! Troppa burocrazia e poche scelte politiche! - ha dichiarato infine Ileana Argentin - Da molto tempo ho sollevato il problema agli organi competenti, ora basta! Bisogna passare dalle parole ai fatti! Si devono dare risposte concrete ai disabili, alle loro famiglie e a tutti i centri di riabilitazione garantendo uniformità del trattamento agli utenti e giuste rette ai centri che svolgono il servizio, non può essere possibile che a seconda del distretto di residenza ci siano servizi differenti e rimborsi per i centri dilazionati in tempi diversi".
"Ad esempio, oggi il tetto di spesa per questi centri - ha proseguito - è stato stabilito sulla base del fatturato dell'anno 2006: non si è tenuto conto quindi dell'aumento dei pazienti che ha inciso sulle spese dei centri nel 2007. Non è stata prestata attenzione al fatto che nel 2006 occasionali ostacoli avrebbero potuto impedire agli istituti di operare secondo le proprie potenzialità. Inoltre i pagamenti delle fatture vengono effettuati dopo ben sette mesi e l'importo delle rette dei pazienti a carico della regione risale al 1999, prima ancora dell'avvento dell'euro. I centri lamentano la mancanza di un punto di riferimento con cui confrontarsi presso l'Assessorato alla Sanità della Regione".
Secondo questa ricostruzione, le strutture interessate rischiano di non poter più garantire la continuità terapeutica a tanti pazienti. Perciò chiedono alla Regione Lazio di mantenere la parola data all'epoca dei fatti, quando aveva promesso il sostegno ai centri impegnati in prima fila per assicurare il sostegno a pazienti rimasti in mezzo a una strada dopo la chiusura degli istituti di riabilitazione implicati nello scandalo sanità.
Alla conferenza stampa hanno partecipato diverse cooperative sociali, associazioni di categoria e centri di riabilitazione. Tra queste: Anfass Roma, Anfass Ostia, Coes, Cooperativa Al Parco, Ecass, Santa Rosa, Esperanto, Sante De Santis, Didasco, Scuola Viva, Tangram.
Si aspetta la risposta dal commissario ad acta per la sanità, Piero Marrazzo.

Fonte: Superabile.it

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