- 6.8.08
Abbiamo ricevuto questa lettera da una mamma, di due bambini speciali che sono stati ospiti del CpA poco tempo fa. Ora sono tornati in Argentina, e hanno voluto salutarci in maniera speciale.
Cosa hanno di speciale le madri di bambini speciali?
In primo luogo, hanno un potere di reazione invidiabile. Tutte hanno dovuto
superare lo shock della diagnosi e tirare fuori le forze dalla debolezza.
Dobbiamo pensare che, dopo aver ricevuto la notizia, niente è più lo stesso,
ormai non è più uguale il sole, né la pioggia, né sono uguali i pupi né
le mamme… tutto cambia, è il prima e il dopo la diagnosi. E, di fronte
a questo cambio, l'ancora è la madre, è quella che reagisce, restituisce
la serenità, tranquillizza, è quella che cerca le informazioni, è quella
che impara, è quella che insegna.
Di colpo il suo ruolo di madre è apparso complicato e lei non aveva mai
neanche considerato questa possibilità. Questa madre, pronta ad essere
semplicemente madre, ha dovuto imparare ad esercitare tanti ruoli: medico,
infermiera, terapista, maestra, e contemporaneamente svolgere il suo ruolo
di madre. Deve sopportare che venga offuscato il suo ruolo e che a volte
si cancelli ciò che non è pertinente al progetto originario; deve accettare
di buon grado l'intromissione di una persona "estranea" che le insegna
come relazionarsi con suo figlio, che le dia indicazioni su tutto: come
imboccarlo, come parlargli, come cantare per lui, e inoltre deve presentarsi
allegra all'esame settimanale nel quale dovrà rendere conto di ciò che
ha fatto.
Le madri speciali vedono il loro figlio speciale attraverso un cristallo
di colore diverso… lo amano, lo coccolano, lo proteggono, lo accudiscono
e lo valutano costantemente… magari lo guardano veramente come un figlio
solamente quando sta dormendo e quando non devono vedere se tira fuori
la lingua o se gli si storce un occhio, oppure se si siede con le gambe
aperte…
Le madri speciali inoltre, si vedono sotto la pressione dell'ambiente
circostante, si sentono sempre sotto esame; vanno per strada valutando
l'espressione del viso dei pedoni, vanno all'asilo intimorite per un possibile
rapporto negativo da parte della maestra, vanno a fare compere pretendendo
che il loro figlio sia un modello di qualità perché sentono che è quello
che esige la società; vanno, intimorite, davanti alle docenti e alle terapiste
per chiedere il perché di una metodologia o di un obiettivo quando, se
fosse stato un bambino comune, avrebbero discusso direttamente l'argomento
e lo avrebbero portato davanti ad una riunione dei genitori della classe…
ma lì sono le uniche, sono sole e non hanno il coraggio di esporre un
argomento del genere agli altri…
Gli altri osservano i successi dei loro figli con stupore e lo fanno sapere
in forma di "elogio simpatico" e loro continuano a soffrire in solitudine
perché gli sottolineano le diversità e non le somiglianze.
Non manca chi, davanti al bambino speciale in una festa infantile, domandi
se prende la Coca-Cola, e si deve avere molta presenza di spirito per
rispondere: "se c'è sì, se no, succo di frutta, per favore"… E quando
la mamma va a prendere il bambino, non mancherà la nonna che le dica:
"Come ha giocato bene e si è divertito con il pagliaccio!" e la madre
dovrà fare di necessità virtù e assentirà con un sorriso...
Le madri speciali hanno il privilegio di conoscere momenti di profonda
felicità e soddisfazione che le madri comuni, a volte, non riescono ad
apprezzare… ogni successo, ogni progresso, saranno motivo di un'allegria
senza pari e le daranno la forza per andare avanti, mettendo una canzone
nel loro cuore che perdurerà nei momenti di sconforto.
Le madri speciali lavorano e rieducano a tempo pieno, non lo dovrebbero
fare, ma è tale l'ansia di vedere star bene i loro figli, di raggiungere
le mete desiderate, che non si fermano e aggiungono sempre la pedagogia
alle circostanze più informali.
Quando discutono un'alternativa del trattamento ed affermano che non sono
d'accordo con la stessa, dovranno sopportare che qualcuno le guardi con
sufficienza come dicendo che "ancora non hanno preso coscienza della realtà
della diagnosi" e loro dovranno ritirarsi, sottomese, tranne qualcuna,
una di quelle che "hanno rotto le catene", sapendo nell'intimo che hanno
ragione ad avere delle aspettative per i loro figli e dovendo conformarsi
con quello che "graziosamente gli concedono".
Le madri speciali sembrano madri di cittadini di seconda classe, e ci
si aspetta che ringrazino per qualsiasi concessione e a volte, se non
hanno ricevuto l'aiuto opportuno, percorrono la vita come chiedendo scusa
per tutto ciò che è accaduto e chiedendo che la legge si compia.
Sopportando anche l'ignoranza della società in tutti i campi…
La cosa terribile è che le madri speciali hanno giorni di 24 ore come
il resto delle madri ed in questo lasso di tempo dovranno attendere a
tutto ciò che è strettamente pertinente al loro ruolo, anche a quello
terapeutico e, se tutto questo non fosse abbastanza, dovranno scavalcare
gli ostacoli, superare i pregiudizi, insegnare con l'esempio ed avere
una pazienza da sante.
(Traduzione di Leticia Gonzalez)
