- 12.7.11
C'è Salvatore Cimmino, nuotatore amputato della
gamba destra, tuttora impegnato nel suo giro del mondo a nuoto.
C'è Roberto Bruzzone, con la sua protesi in
titanio alla gamba destra, alle prese proprio in questi giorni con il
deserto rosso della Namibia. E c'è naturalmente Andrea
Stella, ideatore e realizzatore dello "Spirito di Stella", protagonista
ormai da anni di tanti viaggi e iniziative, l'ultima delle quali lo ha
portato a Miami, attraverso l'Atlantico.
E non si tratta di "super-disabili" che intendono ad ogni costo stupire
il mondo, ma di veri e propri "testimoni di diritti", spesso anche in
modo esplicito, come accade ad esempio per Cimmino, che dichiara sempre
di nuotare perché si parli e si agisca di più in
favore della mobilità e della vita indipendente delle
persone con disabilità o per Stella, che sulla vela di randa
del suo natante ha fatto imprimere gli articoli della Convenzione Onu
sui Diritti delle Persone con Disabilità e del Manifesto
Italiano per la Promozione del Turismo Accessibile.
Questa volta abbiamo l'occasione di conoscere un nuovo "testimone di
diritti", Antonio Spica, anzi due perché ad accompagnarlo
nel suo viaggio vi sarà anche Lelio Loccia, altra persona
con disabilità in carrozzina. Entrambi sono membri della
squadra sportiva di handbike dell’Associazione Paraplegici di
Roma e del Lazio.
Insieme dunque a Lelio, Antonio si appresta a partire con la sua
handbike, da spingere con la forza delle braccia, per un vero e proprio
"viaggio del mito", circa 3.750 chilometri sulla "Mother Road", quella
storica Route 66 che partendo da Chicago e attraversando otto Stati,
tre fusi orari e due deserti, arriva a Los Angeles, in California. La
sua avventura si articolerà tra luglio e agosto.
Ed è ad Antonio che cediamo la parola, affascinati dal suo
voler “vivere in un susseguirsi di albe e
tramonti”.
Viaggiare, per me, significa dedicare tempo a se stessi, fondamentale
per staccare dalla vita quotidiana, per captare le proprie
capacità ed energie, mettendosi alla prova in esperienze che
fanno crescere, in vista di un miglioramento personale.
Conoscere e imparare da abitudini diverse dalle proprie, mettere alla
prova la propria capacità di convivenza e condivisione con i
luoghi e le persone che ci ospitano.
Uno dei viaggi che hanno travalicato i confini della strada, uno di
quelli che più è entrato nella leggenda
dell'immaginario collettivo del ventesimo secolo è il
percorso che, negli Stati Uniti, porta dalla East Coast alla West Coast, lungo
la Route 66, meta ricca di storia e di diversità, detta
anche la "Strada Madre" (Mother Road).
Quest'ultima, inaugurata nel 1926, collegava Chicago alla spiaggia di
Santa Monica in California, attraverso otto Stati (Illinois, Missouri,
Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona e California), tre fusi
orari e due deserti, collegati appunto da un'unica strada, lunga 3.750
chilometri. Negli anni Ottanta, era stata tolta dal sistema delle
highway federali, ma nei primi anni Novanta, grazie a diverse associazioni,
è stata rivalutata come "Strada di Interesse Storico", che
infatti ora viene denominata Historic Route 66.
Si parte da Chicago, la metropoli che ispirò tra l'altro la
Giornata dell'8 marzo: nel 1908, infatti, cinquecento ragazze vi
persero la vita in un incendio scoppiato nella fabbrica di camicie dove
lavoravano. Il viaggio si chiude a Los Angeles ovvero nella
"Città della Chiesa della Nostra Signora degli Angeli".
Anche se non si riescono a percorrere molti chilometri del tracciato
originale, un viaggio alla scoperta di quello che poteva essere la
Route 66 è un'esperienza indimenticabile per i veri amanti
dell'America e dell'on the road. Molti paesi e villaggi, attualmente un
po' decaduti, mantengono infatti quell'atmosfera ricca di gloria
passata; basti pensare ai motel, alle insegne di locali e ristoranti,
ad alcune opere di architettura, come ponti e stazioni di servizio, che
a distanza di anni sono lì a testimoniare e a far sognare
l'antico splendore.
Questo grande ‘museo a cielo aperto’ rappresenta
buona parte della storia recente degli Stati Uniti, pensando ad esempio
alla diffusione dell'auto, che permetteva grandi spostamenti, o alla
seconda guerra mondiale, poiché su quel percorso passavano i
mezzi e le armi che, dalle basi sparse in giro per gli States, andavano
a San Diego, sede della Navy, la marina americana.
La Route 66 ha dato vita a centinaia di film, romanzi e racconti ed
è forse l'unica strada al mondo alla quale sono state
dedicate canzoni (Get your Kicks on Route 66, di Bobby Troup, 1946),
siti internet, libri, studi sociologici e tesi di laurea; è
il simbolo dei grandi spazi, dei rettilinei infiniti, della corsa al
West, delle cittadine addormentate nelle grandi pianure centrali, dei
deserti; è la strada della cultura popolare americana,
tenuta a battesimo da personaggi come Woody Guthrie, John Steinbeck o
Jack Kerouac e da quelle involontarie opere di pop-art che sono i motel
a poco prezzo e le stazioni di servizio in mezzo al grande nulla.
Anch'io sono stato ispirato da questa strada e per questo l'ho scelta.
Voglio mettermi alla prova, vivere una vera emozione, farmi catturare
dalla Route 66 per coglierne le meraviglie e le magie.
Per questo sono fiducioso di essere in grado di portare a termine la
mia maratona di trenta giorni, pedalando con le braccia la mia bici
speciale e rimorchiando un carrellino per alloggiare il bagaglio e la
carrozzina. Le mete non le ho programmate, perché non so mai
dove mi fermerò e quanti chilometri riuscirò a
percorrere ogni giorno. Perché ogni luogo è
diverso dall'altro e ognuno di essi trasmette sensazioni diverse.
Quindi non posso sapere prima da cosa sarò attratto, lo
scoprirò viaggiando, all'insegna di "una sfida nella sfida",
quella cioè di saper cogliere la magia del luogo, con
l'impegno di raggiungere entro un periodo prestabilito la meta.
Da est a ovest. Non è a caso che desidero percorrere la
Route 66 in questa direzione: il sole sorge a est e tramonta a ovest.
Il giorno, con l'alba al tramonto, è l'immagine della nostra
vita: dalla nascita al tramonto. Ma la vita è un susseguirsi
di albe e tramonti e percorrere la Route 66 da est a ovest rappresenta
per me la mia vita, vissuta giorno per giorno da scoprire e vivere
intensamente.
Nato in Sicilia nel 1977, Antonio Spica vi ha vissuto fino a 27 anni,
quando un incidente di moto lo ha fatto sedere in carrozzina.
Trasferitosi a Roma, ha continuato a praticare vari sport, ma il suo
vero sogno resta legato ai viaggi e alla scoperta di nuovi luoghi, da
visitare facendo affidamento sulla sua capacità fisica,
anche pedalando una handbike con la forza delle sue braccia.
La sua prima esperienza in solitaria risale al 2008, quando, partendo
da Roncisvalle, ha attraversato i Pirenei, fino a raggiungere Santiago
de Compostela, dopo avere percorso 880 chilometri in venti giorni.
Per il suo viaggio sulla Route 66 - nel quale, come già
detto, lo accompagnerà Lelio Loccia, anch'egli persona con
disabilità in carrozzina e anche, novità
dell'ultima ora, l'amico Federico, normodotato in bicicletta -
partirà da Chicago in luglio, procedendo tutti i giorni
dalla mattina all'alba fino alle 18. Poi cercherà un posto
dove riposare per la notte (un motel o un luogo per piantare la tenda).
In alcune occasioni viaggerà anche di notte, quando la
giornata risulterà troppo calda. La percorrenza media
prevista è di circa 140 chilometri al giorno.
Un Gps
indicherà la strada, un iPad servirà a mantenere
i contattati tramite skype e un sito internet verrà
aggiornato con il diario, le foto, i video e gli appunti dei vari
spostamenti.
Fonte: Superando, 30-6-11
