- 19.2.10
Con il titolo
“Inclusione e nuove professioni: il Centro per l'Autonomia di
Roma” il sito internet Superando.it - progetto della
Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap
– ha recentemente messo on line un’intervista a
Enrico Tessitore, “consulente alla pari e manutentore di
carrozzine per il CpA”. Riportiamo l’articolo.
Intervista di Barbara Pianca
Il processo di inclusione delle persone con
disabilità comporta la nascita di nuove professioni ad
hoc, nate per servire al meglio il processo stesso e per favorire
l'autonomia delle persone con disabilità. Rientrano in
questa categoria, ad esempio, i Servizi Informahandicap, gli assistenti
personali, i tecnici della Progettazione Universale e i consulenti alla
pari. Per ognuna di queste figure, il nostro sito ha curato
un'intervista dedicata.
Oggi incontriamo un altro esperto consulente, che però
fornisce solo consulenze individuali e che lavora all'interno del
Centro per l'Autonomia di Roma. Si chiama Enrico Tessitore e
lavora nel centro dal 2000, oggi con la doppia qualifica di consulente
e di manutentore di carrozzine.
Cerchiamo
innanzitutto di capire meglio con lui di cosa si occupa questo Centro e
quali sono le sue caratteristiche specifiche.
Il Centro nasce alla fine degli anni Novanta per volontà
dell'Associazione Paraplegici (AP) di Roma e del Lazio, in particolare
a partire dal progetto di un gruppo di persone con lesione al midollo
spinale che hanno voluto mettere le proprie capacità e la
propria esperienza, acquisite nel tempo, a disposizione di chi ha
subito lo stesso trauma o vive da poco una condizione di
disabilità.
Ma
più nello specifico di cosa vi occupate? Cosa offrite a una
persona che si rivolge a voi?
Cominciamo con il dire che c'è una nutrita lista d'attesa e
passa un po' di tempo prima di riuscire a essere contattati. Quando
però accade, viene inviato un modulo per l'accesso e si
fissa l'appuntamento per il primo colloquio con l'assistente sociale,
che a sua volta compila una cartella con i dati e le richieste
specifiche.
A quel punto si fissano degli obiettivi da raggiungere e vengono
proposte varie attività. Si prepara un progetto con lo scopo
di rendere la persona il più autonoma possibile, in modo che
possa arrivare a vestirsi da sola, farsi la doccia, avere una casa
accessibile e i mezzi che le permettano di arrangiarsi il
più possibile da sola.
Nasciamo per evitare l'ospedalizzazione delle persone che, dopo aver
subito un trauma, di solito passano dall'ospedale a una lunga lista di
cliniche riabilitative, un giro di cliniche che può durare
anche un paio d'anni e che tra l'altro offre solo percorsi di
riabilitazione tradizionale. Da noi la differenza la fa il terapista
occupazionale.
Chi è
il terapista occupazionale?
È colui che ha il compito di stimolare il recupero
dell'autonomia nelle attività quotidiane, puntando alle
abilità della persona e individuando gli ausili
più adatti a sfruttare le sue potenzialità.
Quante persone
lavorano per il Centro e quanti pazienti riescono a soddisfare, di
media, in un anno?
Siamo circa una quarantina o anche più di lavoratori. I
pazienti, in un anno, sono tra i duecentocinquanta e i trecento.
È
costoso beneficiare dei servizi del Centro?
Siamo convenzionati e i pazienti non pagano nulla. Il servizio
è completamente coperto dal Servizio Sanitario Nazionale.
Esistono altri
Centri in Italia simili al vostro?
Che io sappia siamo il primo in Italia a offrire un servizio
così completo.
E all'estero?
Questo Centro nasce dall’esperienza di un gruppo di persone
con disabilità che sono state ricoverate in Germania a
seguito di un trauma lesivo. Lì hanno ricevuto un
trattamento sanitario e riabilitativo che le ha stimolate da subito a
un veloce recupero dell'autonomia. Tornando in Italia, però,
si sono rese conto che da noi, invece, le persone con una lesione al
midollo spinale vengono letteralmente sbattute da un ospedale a un
altro, senza che venga loro offerta l'opportunità di essere
veramente autonome.
Qual
è il suo ruolo nel centro?
Ho due vesti. Faccio il consulente alla pari e inoltre mi occupo
dell'officina dove affianco i terapisti occupazionali nella
manutenzione e nell'assetto delle carrozzine.
Cominciamo con
la professione di consulente alla pari. Di cosa si tratta?
La esercito da un paio d'anni dopo un corso di formazione ad hoc. Offro
incontri individuali su eventuale richiesta del paziente con
disabilità che si avvicina al nostro Centro. Spesso sono i
terapisti occupazionali a notare che i problemi del paziente - che si
rivolge al Centro per scegliere o cambiare un ausilio - potrebbero
venire risolti con l'affiancamento di un consulente, e allora gli
segnalano questa opportunità.
Il mio ruolo consiste nell'ascoltare le problematiche del paziente e
nel prendere più dati possibili sulla sua persona e le
difficoltà che mi segnala. Poi, insieme a lui cerco di
trovare delle soluzioni. Ogni volta si tratta di affrontare questioni
diverse, perché ogni situazione "fa storia a sé",
con tutta una serie di variabili legate all'età, al sesso,
alla situazione familiare e abitativa eccetera.
Inoltre, non mi limito ad affiancare la persona nel suo rapporto con
l'ausilio che sceglie tramite il nostro Centro. Al contrario, sono a
sua disposizione a trecentosessanta gradi. Mi può venire
chiesto: come vado dal letto alla carrozzina da solo? Ma anche: come
risolvo un determinato problema sessuale o la mia infezione vescicale?
A volte la soluzione si trova in un solo incontro, altre volte
l'affiancamento dura un po' più a lungo.
In officina,
invece, di che cosa si occupa?
Mi occupo della gestione di tutto quello che c’è
nell’officina, dove lavoro da sette anni, a partire dai
ricambi usati, perché noi ricicliamo tutto e togliamo le
parti buone dagli ausili che vengono rottamati, in modo da avere,
all'occorrenza, dei pezzi di ricambio.
Quando i terapisti hanno visitato la persona che si rivolge al Centro e
scelto gli ausili più adatti al suo caso, occorre assettarli
su misura. Il principio è che siccome ognuno ha un problema
diverso, anche la soluzione al suo caso deve essere diversa dalle
altre. Così, gli ausili vengono di volta in volta sistemati
come un "vestito su misura". Io mi occupo proprio di questo,
dell'assetto su misura, con l'obiettivo di rendere più
libera e autonoma possibile la persona che ne usufruirà.
Lei è
una persona con disabilità?
Sono paraplegico da diciotto anni, in seguito a un incidente che mi ha
leso il midollo spinale.
Da quando ha
iniziato questo lavoro a oggi ha notato dei cambiamenti
nell'atteggiamento dell'utenza?
Trovo che ci sia un'accortezza maggiore, ultimamente. Molte persone che
entrano qui pensano che la loro vita sia finita, e poi quando escono
sono contenti di potersi di nuovo vestire, lavare, guidare l'automobile
e vivere in autonomia. La qualità della loro vita,
però, dipende dall'accortezza con cui scelgono e regolano
gli ausili.
Ad esempio, di solito in ospedale viene fornita al nuovo paziente la
prima carrozzina disponibile. Nessuno guarda se è troppo
larga, troppo stretta, se la persona ci sta comoda, se potrà
usufruirne anche fuori dall'ospedale. Eppure si tratta di una
dispersione di costi e di energie. Mi spiego meglio: se la carrozzina
che viene assegnata senza un criterio specifico è troppo
larga e non entra nell'ascensore del condominio dove vive il paziente,
costui sarà costretto a rivolgersi all'Asl per chiedere un
ausilio più adatto. Tutto questo processo - il lavoro dei
dipendenti dell'Asl, il ritiro della vecchia carrozzina e la consegna
della nuova - ha dei costi.
Come raggiungete
i pazienti?
Da quando il Centro ha preso piede, funziona il passaparola della
gente, ma anche internet è oggi un buon canale. Questo vale
però per gli utenti esterni. Per il resto, collaboriamo con
l'Unità Spinale del Cto di Roma e seguiamo i suoi pazienti
mentre sono ancora ricoverati. In questo modo, possiamo mandare un
architetto e il terapista occupazionale a casa loro, per prendere le
misure necessarie a costruire ausili e trovare soluzioni ad hoc.
Che tipo di
ausili offrite? Avete delle ortopedie cui vi appoggiate?
Quando le persone vengono da noi, non promuoviamo una marca particolare
di ausili. Collaboriamo con tutte le ortopedie a Roma e fuori Roma. Non
obblighiamo nessuno a scegliere un’ortopedia
anziché un'altra. Chiediamo al paziente stesso di indicarci
la sua ortopedia di riferimento e ci appoggiamo a quella.
Crede che si
faccia comunicazione, in Italia, sulla situazione delle persone con
lesioni midollari? Cos'è che secondo lei è
importante, soprattutto, comunicare?
Mancano buone pubblicità rivolte ai giovani sugli incidenti
in macchina e soprattutto in moto, motorino, scooter. L'incidente grave
non porta solo alla morte, può causare una lesione midollare
che porta alla paraplegia o alla tetraplegia. La lesione midollare ti
cambia la vita.
Noto che ci sono sempre più giovani a diventare
tetraplegici, perdendo cioè l'uso sia delle gambe che delle
braccia. Questo perché molti incidenti accadono in moto ed
è più facile che le lesioni siano cervicali,
cioè alte, lungo la colonna vertebrale. Nessuna
pubblicità informa sulla necessità di indossare
un corpetto, la cosiddetta "tartaruga" sulla schiena. Non basta
proteggere la testa con il casco, occorre proteggere anche la spina
dorsale.
Perché,
secondo lei, non vengono date queste informazioni?
È un problema culturale. Lo stesso per cui le persone
continuano a parcheggiare nei posti riservati agli invalidi anche se
non ne hanno diritto, solo perché sono i più
vicini agli accessi ai centri commerciali o agli edifici pubblici che
devono raggiungere. Oppure parcheggiano i motorini davanti agli
scivoli. Oppure, come sta accadendo vicino a casa mia, costruiscono
degli edifici nuovi con gli scivoli per le carrozzine senza verificare
se la pendenza sia a norma. E così, ad esempio, nel caso
specifico che sto raccontando, la pendenza è troppo elevata
ed è pericoloso attraversarli.
Fonte: Superando.it, 27-11-09
