In queste ore ricorre il decennale del Centro per l'Autonomia. Non ci
perderemo in cerimoniose e nostalgiche rimembranze del "come eravamo"
nè nelle celebrazioni di evoluzione geometrica del "come siamo cresciuti".
Vogliamo lasciare poco spazio all'emotività che qualunque tipologia di
bilancio potrebbe portare. Allo stesso tempo non vogliamo neanche far
passare questa data senza alcun richiamo, in un understatement decisamente
eccessivo.
Ciò che abbiamo realizzato è sotto gli occhi di tutti. Una struttura flessibile ai bisogni di autonomia e indipendenza delle persone con disabilità di qualunque età, genere, orientamento sessuale e provenienza geografica. Un luogo di persone con disabilità per le persone con disabilità.
Una dimensione plurale aperta a nuove provocazioni. Processi di presa in carico basati sui diritti fondamentali delle persone utenti, quali protagoniste - e non oggetto - delle azioni e degli interventi. Strategie di discontinuità con pratiche socio sanitarie logore e con mercati di beni e servizi modellati sulle catene di produzione e distribuzione. Restituzione di capacità di scelta e di orientamento del cittadino consumatore, non più suddito dei soprusi di burocrazie padrone, baronie mediche inamovibili, tecnici inappropriati e mercati inesistenti.
E' pur vero che non siamo stati in grado di saltare ogni ostacolo. Sulle nostre spalle, abbiamo imparato che condivisione di obiettivi esemplari e di strategie culturali, non corrisponde automaticamente ad impegno professionale, efficienza, appropriatezza e pratica dell'etica della responsabilità. Il rischio di autoreferenzialità interna ed esterna è ancora presente, così come la finalizzazione all'inclusione sociale ed alla piena e buona occupazione delle persone utenti, è troppo debole. Ancora oggi, ed a 9 anni dalla chiusura della prima sperimentazione, affrontiamo un periodo di ulteriore sperimentazione, sebbene questa volta rispecchi dei canoni che danno più certezze verso il consolidamento dell'esperienza.
Continuiamo a dover combattere una battaglia di affermazione di un servizio nonostante gli ottimi risultati raggiunti sin qui unanimemente riconosciuti. Passiamo tutti i guai finanziari di una piccola struttura che naviga nel Sistema Sanitario di questa Regione, con i suoi ritardi ed i suoi debiti.
Nessun particolare ringraziamento. Tutti hanno contribuito e tutti hanno ricevuto dal Centro. Se il nostro faro è l'indipendenza massima possibile - a proprio insindacabile giudizio - della persona nostra utente, dobbiamo usare questo momento per valutazioni che siano a ciò finalizzate.
Pietro V. Barbieri

