(Intervista a
Fabio Casadei)
di Giuliano Giovinazzo - 28.5.09
“Vedere la partita dove più mi piace,
stare in sicurezza e potere anche bere una birra su un bancone a mia
misura”: questo dovranno consentire - secondo Fabio Casadei,
ex calciatore professionista e oggi presidente dell' AP - Associazione
Paraplegici di Roma e del Lazio - i due nuovi stadi di
proprietà di Roma e Lazio, che dovrebbero ricalcare il
modello inglese di complessi non solo adibiti alle partite di calcio,
ma anche veri e propri centri di aggregazione. E per arrivare a
strutture "super-innovative" anche dal punto di vista della
fruibilità per tutti, bisognerà pensarci per
tempo e non "a cose fatte". Ne parliamo con Fabio Casadei.
“Personalmente - esordisce Casadei - sono favorevole
alla
realizzazione di queste due nuove realtà, che presumono una
rimodulazione della fruibilità delle strutture da parte
degli spettatori, i quali saranno messi in condizioni di non trovarsi
esclusivamente di fronte a "cancello-sedile-partita", ma avranno a
disposizione dei settori ad hoc, mirati a fare di queste
"città dello sport" dei veri e propri punti di aggregazione
per il tempo libero. Solamente questo fattore dovrebbe incidere in
maniera ancora maggiore sull’impegno profuso in fase di
progettazione per rendere - senza forzature dell’ultimo
momento - le complessità di questi spazi accessibili alle
persone con disabilità motoria”.
Non abbiamo
ancora elementi maggiormente indicativi per una riflessione
complessiva su come si sia tenuto conto dell'accessibilità
di questi due nuovi complessi. Le norme ovviamente non mancano, ma
è dietro l’angolo il rischio che il concetto di
accessibilità possa essere inteso solamente nell'accezione
di entrata e posizionamento all'interno dello stadio, come - se non
sbaglio - succede attualmente all'Olimpico, anche se in una posizione
non svantaggiosa.
“All’Olimpico l’accessibilità
può essere definita buona rispetto a quanto accade in altre
strutture nel nostro Paese, perché in effetti il punto in
cui le persone in carrozzina possono vedere la partita è uno
dei migliori per distanza dal campo e centralità della
visione. Ma ci sono delle criticità che non andranno di
certo replicate. Ad esempio la persona che ti accompagna - intimo/a o
assistente che sia - non può godere di un posto a sedere.
Inoltre si è obbligati ad essere concentrati tutti in uno
stesso luogo, deciso da altri, cosicché alle persone in
carrozzina non è consentito accedere ad altri posti che non
siano quelli della Tribuna Tevere. Ovvero, chi è
particolarmente appassionato o fa parte di un gruppo non può
andare in curva”.
E quindi cosa
sarebbe necessario per ovviare a queste imperfezioni non
da poco nei nuovi stadi?
“Ritengo che per prima cosa nelle nuove strutture dovrebbe
essere lasciata il più possibile alla persona la scelta di
dove vedere la partita. Offrirmi cioè la
possibilità di vederla nel punto che a me piace: questa
penso sia la prima risposta che dovrebbe essere data. Ovviamente
ciò pone delle sfide dal punto di vista logistico e degli
spazi, ma se ponderate per tempo, non credo che queste possano creare
problematiche insormontabili e potrebbe nascere davvero nella nostra
città qualcosa di super-innovativo”.
In
virtù anche del suo coinvolgimento nel mondo del calcio,
pensa che si stia effettivamente tenendo conto di queste esigenze?
“Proprio per i passi culturali - a volte invero molto lenti -
che stiamo facendo in Italia e nella nostra città, non posso
immaginare che non via sia un'attenzione forte a questo tipo di
tematica. Probabilmente ci saranno delle difficoltà, ma
bisogna fare uno sforzo per dimostrare che a Roma l’obiettivo
è quello di superare ogni forma di ghettizzazione, come
può essere considerata l’immagine di persone in
carrozzina tutte raggruppate in uno stesso posto”.
Una sorta di
flash, questo, che ricorda alcune foto degli anni
Settanta, con le persone in carrozzina ai bordi del campo, subito a
ridosso dei cartelloni pubblicitari...
“Se è per questo, in alcuni stadi succede ancora,
con i posti "riservati" che a volte sono anche dietro le porte. Dal
punto di vista del coinvolgimento essere lì è di
certo più bello, ma non è una scelta. Detto un
po' crudamente, sei lì perché solo in quel punto
"non rompi le scatole" e non crei problemi!”.
Le motivazioni
legate alla sicurezza potrebbero rappresentare un
problema a questa fruibilità globale che auspica?
“La sicurezza va rispettata, ma non deve diventare un
ostacolo. Poche sere fa ero in un teatro e ho preso posto nella parte
centrale tra le due file, dove non erano posizionati i sedili fissi. A
quel punto i pompieri mi si sono fatti incontro e mi hanno fatto
spostare "per motivi di sicurezza". Ma se succede qualcosa, anch'io
voglio scappare! E quindi, nell'eventualità di fatti gravi,
la sicurezza deve riguardare tutti. Non sono un esperto, ma evitare
troppi gradini o ascensori potrebbe rappresentare un aspetto positivo
per la sicurezza di tutti”.
Uguale
attenzione dovrà essere dedicata anche ai luoghi di
aggregazione. Penseranno a realizzare un bancone accessibile dove tutti
potranno ordinare una birra?
“Questa cosa la subisco da venticinque anni. Spero che si
faccia e che si rompa con standard superati, come ad esempio quelli di
chi produce i banconi all'altezza di un metro e trenta, cioè
a misura di persona in piedi o su sgabello. Si tratta infatti di una
concezione vecchia, anche se radicata, che dev'essere
superata”.
Un consiglio per
i presidenti della Roma e della Lazio Rosella Sensi e
Claudio Lotito?
“Non perdete questa grande occasione. Proprio qui in Europa
stiamo notando come godere di uno stadio di proprietà possa
diventare un fatto importante anche dal punto di vista economico, per
il marketing della società, e per l’immagine.
Riuscire quindi a creare un punto di riferimento per i tifosi della
propria squadra, ma anche per i simpatizzanti di fuori Roma che
vogliono visitare il campo - come accade a Madrid, dove lo stadio
è divenuto una "tappa turistica" - sarebbe un grande
successo. Ma questi complessi romani dovranno essere ancora
più innovativi dal punto di vista della
fruibilità per rappresentare la vera eccellenza”.
Fonte: Superando.it, 13-5-09
